Thailandia, nuova protesta contro il governo di Chan-ocha

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Continuano le proteste dei giovani manifestanti in Thailandia contro il governo del generale Prayuth Chan-ocha

Continuano le proteste in Thailandia, dove si sono riuniti centinaia di giovani presso la Pathumwan Intersection, centro economico di Bangkok, per il terzo giorno consecutivo di proteste contro il governo di Prayuth Chanocha.

La manifestazione oggi, dopo il blocco di strade e stazioni dello Skytrain, si è spostata sui social media. Nonostante la pioggia incessante di queste ore, è previsto che la folla si faccia sempre più grande con il passare delle ore. Secondo l’Ansa, i dissidenti sono pronti a sfidare anche lo stato di emergenza proclamato ieri dal governo.

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Il perché delle proteste in Thailandia

Dal 14 ottobre scorso è in corso una delle più importanti proteste in Thailandia, precisamente nella capitale di Bangkok dove ha sede l’esecutivo nazionale. La polizia non riesce a fermare i dissidenti, anche se questi ultimi non sono riusciti a raggiungere il sovrano Maha Vajiralongkorn. I manifestanti chiedono le dimissioni del primo ministro in carica, Prayuth Chan-ocha, e del suo governo. Inoltre, si vuole ottenere la stesura di una nuova costituzione basata sui principi di democrazia. Al monarca si chiede di rinunciare a parte dei suoi poteri, grazie ai quali negli anni del suo mandato si è impossessato di beni ed immobili per circa 54 miliardi di dollari.

Per trovare una sorta di causa dei problemi in Thailandia, bisogna tornare al 2014 quando un ex membro dell’esercito nazionale riuscì con un colpo di stato a rovesciare il premier Yingluck Shinawatra, il quale era stato eletto in maniera democratica. Nel 2017 inoltre è stata introdotta una nuova costituzione con la quale sono stati ampliati i poteri del monarca ed è stato conferito all’esercito il potere di nominare i membri del Senato.

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