Palermo, commercianti si ribellano alla mafia: 20 i fermi

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Sono venti i fermi tra i mafiosi avvenuti a Palermo, nel quartiere di Borgo Vecchio, dopo che i commercianti hanno deciso di denunciare

'Ndrangheta arresti

Dopo anni di silenzi e sottomissioni, i commercianti e gli imprenditori del quartiere Borgo Vecchio a Palermo hanno deciso di ribellarsi alla mafia denunciando le estorsioni. Questo gesto ha portato, alle prime ore di stamane, all’arresto di 20 esponenti del clan mafioso di Borgovecchio.

Le estorsioni, aggravate dal metodo mafioso, sono state ricostruite dalla procura Distrettuale Antimafia di Palermo. Fino ad ora sono ventidue le estorsioni accertate, di cui 6 consumate e 16 tentate, perpetrate ai danni delle persone operanti nel territorio di competenza della famiglia mafiosa. Commesse anche due attività estorsive commesse attraverso il cavallo di ritorno, metodo che prevede la richiesta di un riscatto per riavere quanto sottratto.

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Palermo, l’articolazione del clan di Borgo Vecchio

A balzare all’occhio è anche il numero delle denunce spontanee, grazie alle quali sono stati scoperti 13 casi mentre altri 5 episodi sono stati ricostruiti grazie alle indagini. I 20 arrestati sono ritenuti colpevoli di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, furto, ricettazione, tentato omicidio aggravato, danneggiamento seguito da incendio, estorsioni consumate e tentate aggravate, danneggiamento aggravato, furto aggravato e ricettazione. L’indagine, diretta dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, ha permesso di smantellare l’intero organigramma della famiglia mafiosa.

L’operazione ha permesso l’individuazione del nuovo boss della famiglia, Angelo monti, che si è occupato di riorganizzare l’articolazione mafiosa. In primis, come suo braccio destro, ha scelto il fratello Girolamo Monti con cui aveva già diretto la famiglia fino all’arresto del 2007. Giuseppe Gambino, invece, era il tesoriere della cassa di famiglia. Salvatore Guarino, insieme a Giovanni Zimmardi, Vincenzo Vullo e Filippo Leto organizzavano e commettevano le estorsioni. Jari Massimiliano Ingarao, nipote di Angelo Monti, gestiva il settore del traffico di sostanze stupefacenti, insieme ai fratelli Gabriele e Danilo.

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