Covid, disabile violentata in una struttura protetta: arrestato responsabile

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Covid, disabile violentata in una struttura protetta: arrestato il responsabile. Si tratta di un operatore sanitario che lavorava nel centro di assistenza

Disabile violentata
Covid, disabile violentata in una struttura protetta: arrestato responsabile (Foto: Facebook)

Una storia che aveva sconvolto l’opinione pubblica nelle ultime ore. Un orrore perpetrato ai danni di una persona in difficoltà e che ha definitivamente sconvolto la sua vita. Una ragazza disabile positiva al Covid-19 è stata violentata durante il lockdown nella struttura Oasi di Troina di Enna, in Sicilia. Per di più è rimasta anche in cinta del suo stupratore che proprio oggi è stato assicurato alla giustizia. Si tratta di un operatore sanitario di 39 anni, accusato di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata. Decisivo nelle indagini il ricorso all’esame del Dna.

A dare il via libera al fermo sono stati i sostituti Procuratori, Stefania Leonte e Orazio Longo, al termine del lungo interrogatorio in cui il colpevole alla fine ha confessato.

L’inchiesta della polizia era scattata dopo la denuncia da parte dei membri della famiglia della giovane. I genitori, ascoltati dalla squadra mobile, hanno confermato che sarebbe stato il personale della clinica ad informarli della gravidanza della figlia.

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Covid, disabile violentata in una struttura protetta: arrestato un operatore sanitario

Polizia
Covid, disabile violentata in una struttura protetta: arrestato responsabile (Foto: Facebook)

Nonostante la ragazza fosse arrivata alla 25sima settimana di gestazione, nessuno si era accorto del suo stato interessante. L’aumento di peso era stato attribuito alla sedentarietà del lockdown e la cosa era rimasta sotto traccia a lungo.

Dopo aver effettuato decine di controlli sui dipendenti dell’Oasi di Troina, alla fine gli inquirenti sono riusciti a risalire all’operatore sanitario trentanovenne.

L’uomo è sposato con un figlio piccolo e non ha precedenti penali. Dopo essere stato tirato in ballo è apparso inizialmente confuso, negando ogni attribuzione. Alla fine però ha confessato raccontando che durante il lockdown gli è stato chiesto di fornire servizio presso la struttura per mancanza di personale. Durante le notti trascorse avrebbe usufruito dell’assenza dell’infermiere per violentare la ragazza, che conosceva da anni.

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