Coronavirus, la “bolla” asiatica: le pesanti differenze politiche con l’Europa

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Coronavirus, la “bolla” asiatica: le pesanti differenze politiche con l’Europa nel trattare gli ingressi all’interno dei paesi e le modalità di prevenzione sanitaria

Misure prevenzioni Asia
Coronavirus, la “bolla” asiatica: le pesanti differenze politiche con l’Europa (Foto: Getty)

L’evolversi della situazione legata al Coronavirus nel mondo sta presentando delle importanti differenze sia nei dati che nelle modalità di trattamento nei vari Paesi. Ogni Continente sta mettendo in atto programmi di prevenzione ad hoc e deve fare i conti con numeri che non appaiono omogenei. Se l’Europa ha palesato un grosso rialzo dei contagi nel periodo post estivo, l’America non ha mai smesso di far fronte all’emergenza, con gli Stati Uniti (a Nord) e il Brasile (a Sud) nel ruolo di pericolose locomotive. L’Oceania si è già confrontata con una pesante seconda ondata, con l’Australia costretta ad un nuovo lockdown parziale. Da questo scenario sembra estraniarsi l’Asia, eccezion fatta per l’India. I numeri fuori controllo della seconda realtà più popolosa al mondo, indicano una sottovalutazione del rischio perpetrato negli ultimi mesi e in totale controtendenza rispetto a quanto visto in Cina o negli Stati del Sud-Est. Le politiche strettissime sull’ingresso degli stranieri ha consentito a Thailandia, Vietnam, Malesia e Cambogia di mantenere una sorta di “bolla” sanitaria a prova di Covid. Numeri di contagio vicini allo zero per settimane e uno scrupolo nel riaprire le frontiere che ha portato anche a pesanti proteste da parte degli abitanti.

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Coronavirus, la “bolla” asiatica: cosa li differenzia dal modello Europa

Coronavirus Asia
Coronavirus, la “bolla” asiatica: le pesanti differenze politiche con l’Europa (Foto: Getty)

Il Sud-Est asiatico ha deciso di prediligere la sicurezza sanitaria nazionale anche a costo di boicottare la propria economia interna. Paesi come la Thailandia o la Cambogia, fondano almeno il 70% del proprio fatturato sul turismo e hanno visto un repentino crollo degli introiti nel 2020. Nonostante tutto hanno insistito sulla linea tracciata dalla Cina e dalla Corea, per azzerare i casi di Covid-19. Ora che i numeri sembrano essersi stabilizzati (pochissimi infettati negli ultimi mesi) è arrivato il momento di riaprire i confini all’ingresso dei visitatori stranieri. Qui arriva il punto di maggiore differenza con quanto abbiamo visto in Europa. Le procedure per entrare in Thailandia (ma anche in Cambogia o Vietnam) sono a dir poco complesse e perlopiù finalizzate al mantenimento della “bolla sanitaria“. Vediamo insieme quali sono le richieste governative per un turista.

STV, visto turistico speciale

Secondo l’annuncio della gazzetta ufficiale, gli stranieri che intendono richiedere un visto turistico speciale (STV) dovrebbero:

– Essere uno straniero di un paese a basso rischio che desidera rimanere per mesi nello Stato secondo le norme del Ministero della sanità pubblica.

– Accettare il rispetto delle misure preventive prescritte dal governo, inclusa la sottomissione a una quarantena statale alternativa in ospedali / hotel designati per non meno di 14 giorni.

– Fornire prove di un posto dove stare durante la lunga visita.

– Mostrare la prova del pagamento per la sistemazione in albergo o il ricovero in ospedali scelti come strutture di quarantena statali alternative.

In aggiunta vanno forniti uno dei seguenti elementi come prova:

– Prova di pagamento per hotel o alloggio da utilizzare dopo la dimissione dalla quarantena.

– Copia di un atto di proprietà di condominio di proprietà del visitatore o di un familiare.

– Certificato dell’affitto di alloggi – condominio o casa.

– Prova del pagamento per l’acquisto o la locazione di una residenza di tipo condominiale che gli stranieri possono legalmente acquistare o affittare.

– Prova di polizza assicurativa sanitaria e infortuni, che dovrebbe coprire l’intero periodo di permanenza.

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