Super anticorpi contro il Covid-19, la nuova frontiera

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Super anticorpi contro il Covid-19, in attesa di testare l’efficacia del vaccino potrebbero aprirsi nuove fontiere per le cure

Coronavirus
Suoper anticorpi contro il Coronavirus (Getty Images)

Il vaccino contro il Coronavirus ancora non esiste e non sappiamo nemmeno quando potrà arrivare. Ma intanto una nuova scoperta apre frontiere importanti per la ricerca e la cura. Sono stati infatti isolati due super anticorpi capaci di bloccare l’ingresso del Covid-19 nelle cellule e la scoperta è anche italiana.

Per ora la sperimentazione è stata effettuata su topi da laboratorio. I due anticorpi agiscono in maniera leggermente diversa fra loro ma singolarmente o insieme hanno dimostrato di poter prevenire l’infezione nei topi. E ora il risultato è stato pubblicato su Science da un gruppo internazionale che fa a capo all’Università di Washington. Ma allo studio hanno participato anche i virologi dell’Ospedale Sacco di Milano, come Massimo Galli, Agostino Riva e Arianna Gabrieli.

Massimo Galli
Covid-19, il professor Massimo Galli (Facebook)

Secondo Galli i due nuovi anticorpi neutralizzanti (ridbattezzati S2E12 e S2M11) promettono bene nell’ottica di una cura per il Covid-19. Sono stati identificati esaminando quasi 800 anticorpi isolati da 12 pazienti guariti dall’infezione e poi sono stati studiati grazie al super microscopio crioelettronico.

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Super anticorpi, come funzionano per proteggere le cellule dalle infezioni

Super anticorpi
Covid-19, arriva la svolta nelle cure: isolati i super anticorpi (Getty Images)

Grazie a questa ricerca è stato possibile accertare che i due anticorpi impediscono al virus di attaccarsi al recettore Ace-2 della cellula ospite. In particolare l’anticorpo S2M11 blocca la proteina Spike grazie alla quale il virus entra nella cellula e quindi impedisce l’infezione. Ma questi anticorpi sembrano anche agevolare  la reazione di determinate cellule immunitarie che combattono le infezioni.

Quale sarà quindi il prossimo passo nella ricerca? Lo spiegano i ricercatori nello studio: “Pensiamo che sfruttare meccanismi d’azione multipli, diversi e complementari permetta di avere più benefici nelle applicazioni cliniche. Così sarà possibile studiare cocktail di anticorpi specifici per la profilassi o la terapia che dovrebbero evitare la comparsa di virus contro i quali le nostre difedse non sono in grado di agire. Tutto questo aspettando un vaccino, al momento una svolta senza data.

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