Jonathan Galindo, chi c’è dietro il pericoloso gioco social

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L’ennesimo gioco social che porta alla morte? Qual è la verità su Jonathan Galindo? Ecco chi c’è dietro quella maschera

Johnatan Galindo
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Jonathan Galindo è una persona? Sono più persone? Esiste o è un fenomeno astratto? La storia ha inizio quest’estate, partendo dal Sud America, poi in America Centrale ed è infine arrivato in Europa. Prima Spagna e poi Germania, c’è qualcuno che si nasconde dietro questo profilo inquietante che contatta via social ragazzine e ragazzini rubando loro qualsiasi dato personale. Qualcuno parla di un ritorno alla Blue Whale, altri di un grosso scherzo, ma la verità che si cela dietro questa maschera è un’altra.

Intanto il fenomeno è arrivato anche in Italia e gli ultimi fatti di cronaca fanno pensare che sia arrivato proprio a Napoli, nel quartiere Chiaia. Un bambino di 11 anni si è lanciato dal decimo piano lasciando una lettera inquietante ai genitori: “Mamma e papà vi amo, ma devo seguire l’uomo incappucciato. Non ho più tempo”. La Procura indaga sull’istigazione al suicidio, ma il ritorno ad una Blue Whale Challenge non è scongiurato.

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Jonathan Galindo, chi si cela dietro quella maschera

Johnatan Galindo

Un volto inquietante, sembra somigliare a Pippo, personaggio della Disney. Non è chiaro chi si celi davvero dietro questa maschera così angosciante, ma sappiamo da chi è stata fatta. Le foto che sono in giro, su ogni singolo social, appartengono ad un servizio fotografico realizzato tra il 2010 ed il 2011 da un artista americano che si fa chiamare Samuel Canini, Sammy Catnipnik o Dusky Sam. Esperto in costruzione di maschere, l’uomo ha già preso le distanze da quanto sta avvenendo e si dice dispiaciuto che un suo personaggio sia diventato fonte di terrore tra ragazzini.

Il modus operandi

Jonathan Galindo si presenta sui social maggiormente utilizzati dai ragazzini, TikTok, Facebook, Instagram per adescarli. “Vuoi giocare con me?” sembrerebbe essere la prima frase che porta poi ad un loop infernale per le vittime. Non è chiaro chi c’è dietro queste foto, se è una sola persona o un team, ma propongono una sfida di 50 livelli ai malcapitati. L’ultimo livello sembrerebbe essere quello di commettere un gesto estremo, com’è stato per il bambino che si è suicidato a Chiaia.

Dal momento che si muove estremo mistero attorno a questa figura, è bene che ci sia massima allerta e che i telefoni dei più piccoli siano sotto controllo.

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