Il cimitero dei feti per aborto, la denuncia di una mamma di Roma: “Il mio nome sulla croce”

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Un mamma denuncia su Facebook che dopo il suo aborto terapeutico il feto di suo figlio è stato sepolto senza il suo consenso, ma affiggendo il nome materno sulla croce utilizzata come lapide.

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Nel cimitero di Prima Porta a Roma c’è una sezione dove ci sono decine di croci che riportano nomi femminili e la data della sepoltura. La foto l’ha postata M.L. su Facebook, una mamma che ha dovuto abortire per motivi di salute oltre i termini di legge. Nella denuncia social, la donna scrive di aver negato il consenso alla sepoltura ma che questa è stata fatta dal sistema sanitario in autonomia. A sette mesi dall’interruzione della gravidanza, lei trova il luogo e scopre che sulla lapide a forma di croce c’è il suo nome.

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La denuncia: violata la privacy delle mamme

Il cimitero per i bambini mai nati esiste dal 1990, M.L. testimonia con una foto come in questo luogo non esiste nessuna privacy. Il nome delle mamme che hanno dovuto o voluto interrompere la gravidanza è scritto in bella mostra sulle croci.

Il post su Facebook è davvero commovente. La mamma ricorda come abbia dovuto interrompere la gravidanza all’ospedale San Camillo e -per motivi personali- come abbia deciso di non volere un funerale per il bambino mai nato. Secondo delle norme che risalgono al 1939, il sistema sanitario regionale obbliga gli ospedali a conservare i feti per molti mesi dopo l’aborto. Poi, vengono sepolti in via caritatevole dall’Ama di Roma proprio nel cimitero di Prima Porta.

La mamma racconta di non aver dato alcun consenso e di essersi sentita male nel vedere il proprio nome sulla croce dove è sepolto il suo bambino mai nato. Così ha deciso di comprare una vera lapide per togliere la croce col suo nome e lasciare solo una targa in memoria di quel piccolo.

L’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti denuncia una violazione della privacy delle donne che non hanno abbastanza risorse per garantire una sepoltura ai propri feti abortiti. Viene imposto il simbolo della croce cristiana senza badare alle credenze religiose dei genitori.

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