Covid-19, la genetica incide su una parte dei casi gravi

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Covid-19, una ricerca  alla quale ha partecipato anche l’Italia ha fornito una risposta chiara: la genetica ha un ruolo fondamentale

Covid-19
Si intensificano le ricerche, trovato nuovo ceppo (Getty Images)

Glu studi sul Covid-19 stanno cavalcando due filoni. Da una parte quello della ricerca sui vaccini che ancora non ha dato una risposta. Dall’altra però anche quello sulle cause e uno studio sulla genetica appena pubblicato su ‘Science’ potrebbe aprire nuove frontiere anche per le cure.

Almeno nel 15% dei casi gravi dipende da cause genetiche e immunologiche. E questo giustifica anche il fatto che la risposta immunitaroa cambia da soggetto a soggetto. Uno studio che apre nuove frontiere sia per la terapia da adottare che per l’individazoine delle persone a rischio e che è frutto di un pool. A capo della ricerca c’é Jean-Laurent Casanova, (Rockefeller University) ma la ricerca è stata portata avanti dal Consorzio Internazionale di Genetica Covidhge. Al suo interno anche il Laboratorio di Genetica Medica dell’Università di Roma Tor Vergata, l’Istituto San Raffaele di Milano e l’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

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Coronavirus, I numeri della Campania (Foto: Getty)

I primi risultati dicono che oltre il 10% dei pazienti sani in precedenza e che sviluppa una forma grave di Covid-19 possiede anticorpi che funzionano male. In pratica attaccano il sistema immunitario e non il virus per eliminarlo. Poi c’è un 3,5% portatore di una mutazione genetica che apre le porte alla forma grave della malattia.

Il problema sembra essere la ridotta funzionalità dell’interferone di tipo I, molecole che di solito funzionano per difendere il fisico dai microbi. Ma come spiega il professor Casanova “in teoria sono disfunzioni che possono comunque essere trattate con farmaci e approcci già esistenti”.

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Covid-19, le risposte degli studi sulla genetica

Lo studio ha analizzato i tessuti di 987 pazienti colpiti da forme gravi di Covid-19. Più del 10% di questi pazienti avevano in circolazione auto-anticorpi che interferivano l’interferone I. Si tratta di auto-anticorpi piuttosto rari nella popolazione generale. Infatti nella maggior parte dei pazienti la positività è stata riscontrata in campioni di sangue raccolti nei primi giorni dell’infezione. Ma è possibile che gli anticorpi fossero già presenti prima del contagio e rappresentino quindi un fattore che predispone alle forme gravi.

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L’altro studio conferma che una piccola ma significativa parte di pazienti con forme gravi di Covid è anche portatore di mutazioni genetiche. Queste impediscono la produzione o l’utilizzo corretto dell’interferone I. Quindi se all’inizio del contagio si riuscisse a ristabilire il corretto valore di interferone I potrebbe essere più facile impedire di dover affrontare infezioni gravi.

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