Referendum, cambia il Parlamento con la vittoria del taglio dei parlamentari

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Il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari vede la vittoria del sì con un plebiscitario 69,86% dei voti. Ma come cambieranno Camera e Senato?

Montecitorio
Montecitorio ©Getty Images

La vittoria del sì al referendum lascia pochi dubbi sulla volontà degli italiani di diminuire il numero di deputati e senatori. Solo il 30% degli elettori si è espresso contro la riforma voluta dal Movimento 5 Stelle, contro cui avevano fatto ricorso un terzo dei parlamentari dell’attuale legislatura.

Si è recato alle urne il 53,84% degli italiani anche se per i referendum costituzionali non è previsto il quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto. La vittoria del sì rende definitiva la modifica della Costituzione agli articoli 56, 57 e 59 avvenuta con la legge pubblicata il 12 ottobre 2019 in Gazzetta Ufficiale.

Grande festa per il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, primo sostenitore della riforma. L’esponente di spicco del M5s parla di “risultato storico” e di ritorno a un “Parlamento normale”. A partire dalla prossima legislatura ci saranno 345 parlamentari in meno, così l’ex-vicepremier può definirlo “un segnale che la politica dà ai cittadini”. Infine chiosa: “Senza il MoVimento 5 Stelle tutto questo non sarebbe mai successo”.

Secondo Di Maio, qualcuno ha fatto attivamente campagna per il “no” soltanto per far cadere il governo, ma questi sono stati puniti con un “boomerang”. Non nasconde la soddisfazione nemmeno Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, che fa i conti anche con un buon risultato alle elezioni regionali: “Il Pd è la forza del cambiamento” sostiene Zingaretti, secondo cui i democratici si dimostrano essere veri innovatori e modernizzatori delle istituzioni.

“Una stagione di riforme” è quella che prospetta Zingaretti dopo il trionfo del sì al referendum. Gelo invece dai renziani come il ministro Teresa Bellanova, secondo cui non vengono risolti i nodi principali della governabilità italiana. Al centro delle critiche provenienti da Italia Viva, il fatto che il bicameralismo perfetto non viene scalfito dal taglio degli scranni.

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Il nuovo Parlamento

Con il taglio dei parlamentari, a partire dalla prossima legislatura i deputati passeranno da 630 a 400, mentre i senatori da 315 a 200. In totale si passerà da 945 parlamentari a soli 600. Un taglio del 36,5% delle spese, ma anche della rappresentanza. Ogni parlamentare avrà un bacino di elettori più ampio, il rapporto tra deputati-senatori ed elettori cresce, così come la distanza dalle istanze territoriali.

Anche l’elezione del Presidente della Repubblica dovrà cambiare in seguito alla riforma costituzionale. Per eleggere il Capo dello Stato nei primi tre scrutini ci vorrà una maggioranza qualificata di soli 439 votanti (al posto dei 673 attuali). Dal quarto scrutinio in poi, la maggioranza assoluta necessaria per la fumata bianca calerà dagli attuali 505 grandi elettori a soli 330.

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