Muore bambino per pacemaker inserito al contrario, indagine su otto medici del Bambin Gesù

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Un bambino di due anni è morto a causa di un’operazione al cuore eseguita male, i medici avrebbero montato il pacemaker al contrario e ora otto medici del Bambin Gesù di Roma sono indagati.

Bambino in ospedale

Il piccolo era stato sottosto alla delicata operazione a Taormina pochi giorni dopo il parto, ma i cardiologi del Bambin Gesù di Roma non si sarebbero accorti che il pacemaker era montato al contrario. Il ritardo nella diagnosi e negli esami avrebbe causato gravi problemi al piccolo, fino a causarne la morte.

Martedì 15 settembre il gip di Roma terrà l’udienza preliminare del processo per omicidio colposo nei confronti degli otto medici. Il bambino era nato con una malformazione al cuore che rendeva necessaria l’installazione di un pacemaker. L’intervento era stato eseguito nel 2016 presso l’ospedale siciliano di Taormina rientrante nel centro cardiologico Mediterraneo sotto la direzione del Bambin Gesù.

Il reato contestato ai dottori è di aver sottoposto a operazione il bimbo e di avergli impiantato il pacemaker in una posizione non corretta, al contrario con il verso rivolto all’ingiù. Lo sbaglio medico avrebbe generato un imbuto nell’arteria del neonato, con il passare dei mesi questa sarebbe diventata un’insufficienza cardiocircolatoria.

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Una serie di errori medici

Le cattive condizioni di salute del bambino resero necessario il suo trasferimento nella sede principale del Bambin Gesù a Roma. Anche qui, i cardiologi che ebbero in cura il neonato non si sarebbero accorti dell’errore e la criticità dello stato di salute del piccolo. Gli esami non sarebbero quindi stati eseguiti tempestivamente e questo avrebbe fatto aggravare ancora di più l’infante, secondo quanto ha ipotizzato il pubblico ministero.

Il 31 dicembre 2019 il quadro clinico era tanto compromesso da rendere necessaria una nuova operazione, ma anche in questo caso -sostiene l’accusa- le procedure non furono rispettate e dopo soli due giorni il piccolo spirò.

Si attende l’incarico a un perito per ricostruire clinicamente gli eventi e trovare il punto che ha generato questa enorme catena di errori di diagnosi e procedurali. Sul capo dei medici pendono le accuse di omicidio colposo, negligenza e imperizia.

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