Coronavirus, numeri sbagliati: lo studio di Oxford cambia tutto

Coronavirus, i numeri sbagliati che abbiamo letto fino ad oggui sui contagi potrebbero essere sbagliati. Lo rivela uno studio inglese

Nuovi contagi settembre Italia
Coronavirus, i numeri potrebbero essere sbagliati (Getty Images)

I numeri legati ai soggetti positivi al Covid-19? Potrebbero essere sbagliati o almeno non totalmente corretti come spiega un freschissimo studio portato avanti da alcuni esperti inglesi. Ad incidere in maniera negativa infatti sarebbe il metodo di rilevazione del virus che non è in grado di distinguere i sintomi legati ad infezioni passate.

Gli scienziati hanno evidenziato come la maggioranza delle persone sia contagiosa per una settimana, ma potrebbe risultare comunque positiva nelle settimane successive. E questa stima eccessiva nei test potrebbe portare ad accentuare le cifre che attualmente ha assunto la pandemia, in Gran Bretagna e nel mondo.

A spiegare in dettaglio lo studio è Carl Heneghan (Oxford University) che insieme ad altri colleghi ha eseguito lo studio. In sostanza il rilevamento delle tracce di vecchi virus ancora preenti nel corpo potrebbe spiegare perché attualmente il numero di casi è in aumento anche se i ricoveri ospedalieri rimangono stabili.

Secondo lui l’infettività del Coronavirus sembra calare dopo circa una settimana. E anche se non è possibile controllare ogni test per verificare se sia presente un virus attivo, la probabilità di falsi positivi potrebbe essere ridotta se gli scienziati riuscissero a individuare un confine. Tutto questo servirebbe anche ad impedire quarantene inutili.

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Coronavirus, numeri in crescita anche in Italia ma per il momento vince la prudenza

Una conclusione che è arrivata anche in Italia e apre il dibattito. Oggi il tema è stato affrontato anche dal noto virologo Fabrizio Pregliasco che ne ha parlato all’Adnkronos. Anche luin concorda che gli esami attuali non sono in grado di distinguere tra virus attuale e scorie di un eventuale malattia precedente. Ma in ogni caso se i numeri dei positivi sono caliti, meglio essere prudenti.

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L’unico metodo chiaro è eseguire i test con i tamponi e comportarsi di conseguenza “per ostacolare il cammino del virus nel nostro Paese e contrastarne la diffusione”. In ogni caso anche l’Oms di recente ha comunicato che dopo 10 giorni dalla comparsa e 3 senza sintomi la positività non è più tale.