Coronavirus, la metà dei pazienti positiva dopo 30 giorni: lo studio

La metà dei pazienti affetti da coronavirus dopo trenta giorni risultano ancora positivi: i dettagli dello studio riportato dal Sole 24 Ore

Covid-19 malati

Il coronavirus impiega in media circa 30 giorni dal primo tampone positivo per essere espulso dall’organismo. La metà dei pazienti affetti, infatti, è ancora positivo ad un mese dalla prima diagnosi. Il tempo necessario, secondo lo studio dell’unità sanitaria locale-Irccs di Reggio Emilia e riportato dal Sole 24 Ore, per la scomparsa dei primi sintomi è di 36 giorni.

Non è ancora chiara l’estensione del periodo in cui un individuo resta contagioso dal momento della diagnosi. Un tampone infatti non indica che il soggetto sia ancora contagioso, ma avverte che c’è ancora la presenza in corpo di materiale genetico virale. In parole povere, non è detto che il virus sia ancora attivo nell’organismo ma è certo che vi siano ancora dei residui.

Gli epidemiologi hanno preso a campione 4538 residenti nella provincia di Reggio Emilia ed hanno riscontrato che un secondo tampone dopo 2 o 3 settimane nella maggior parte dei casi dà ancora esito positivo.

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Coronavirus ed il rischio dei ‘falsi negativi’: i dettagli

Tra coloro che risultano negativi c’è un alto rischio che siano dei “falsi negativi”, ovvero che il tampone abbia erroneamente rilevato l’assenza di materiale virale nel corpo. Dallo studio è emerso che i falsi negativi sono circa 1 su 5 nella prima parte della convalescenza. E’ bene dunque, per escludere questo caso, ripetere un secondo tampone consecutivo prima del ritorno alla normalità.

“Per ridurre il numero di falsi negativi e di conseguenza controlli necessari – spiegano gli esperti – si potrebbe iniziare a fare i controlli a 4 settimane dal primo tampone. Si tratterebbe dunque di posticipare un po’ il primo controllo nelle persone sintomatiche in isolamento potrebbe migliorare efficienza e sicurezza dei protocolli”.

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