Coronavirus, Crisanti: “Non credo a un vaccino entro la fine dell’anno”

Il famoso virologo ha rilasciato un’intervista parlando della ricerca su un vaccino contro il coronavirus e della conseguenze derivanti dalla prossima riapertura delle scuole. 

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Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia all’Università di Padova, ha rilasciato un’intervista a SkyTG24 commentando l’attuale stato della pandemia di coronavirus in Italia e la prossima ripartenza delle scuole. Crisanti ha in primo luogo ribadito l’importanza delle mascherine per proteggersi dal virus, insistendo sul fatto che i ragazzi debbano indossarla non solo quando si muovo all’interno dell’edificio scolastico, ma anche quando sono tra i banchi per la lezione. Questo perché “nel momento in cui parlo di fatto emetto droplet, quindi se non altro bisognerebbe che i ragazzi abbiano a disposizione la mascherina e, se parlano, se la mettano”. Il grande scoglio però, resta il fatto che non esiste ancora una produzione di mascherine sufficiente a soddisfare questo bisogno. Non bisogna poi secondo il virologo in alcun modo sottovalutare le conseguenze della riapertura delle scuole in quanto queste rappresentano “un’occasione fantastica per innescare la trasmissione di Covid. E l’unico modo che abbiamo in assenza di farmaci efficaci e ancora in assenza di un vaccino, sono le misure di sorveglianza attiva».

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Coronavirus, Crisanti: “Trovare un vaccino è complicato”

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Per quanto invece riguarda la ricerca di un vaccino, Crisanti si è dimostrato scettico sul fatto che sia possibile trovarne uno entro la fine dell’anno. A suo parere infatti “un vaccino è una cosa estremamente complicata e purtroppo non ha tempi comprimibili. Si pensi che il vaccino viene dato a persone che stanno bene quindi significa che devono stare bene prima e anche dopo”.  Anche perché “siamo tutti differenti, geneticamente per età, per sesso, per etnia ora o anche per malattie. Quindi in genere la fase cosiddetta di sicurezza di un vaccino dura circa un anno e mezzo, due, solo quella, perché bisogna darla circa a cento mila persone in tutto il mondo”.

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