Rebibbia, arrestata la direttrice: favori ai clan calabresi

Rebibbia, arrestata la direttrice: favori ai clan calabresi. Maria Carmela Longo avrebbe elargito diverse concessioni nel periodo in cui dirigeva il carcere di Reggio Calabria

Carcere Rebibbia
Rebibbia, arrestata la direttrice Maria Carmela Longo (Foto: Getty)

Una direttrice integerrima e dal polso forte. Così era conosciuta Maria Carmela Longo, a capo della sezione femminile del carcere di Rebibbia a Roma. In realtà dietro la facciata c’era tutt’altro, tanto da essere arrestata per favori nei confronti dei clan calabresi. La vicenda risale ai tempi in cui dirigeva il carcere di San Pietro a Reggio Calabria. Per 15 lunghi anni aveva tenuto in mano una delle case circondariali più importanti del Sud Italia, come era solita ricordare. La squadra antimafia della procura del capoluogo calabrese l’ha accusata però di concorso esterno, richiedendo e ottenendo l’arresto ai domiciliari.

La Longo aveva garantito favori di ogni genere ai clan della ‘Ndrangheta nel corso degli anni. Concessioni, incontri non consentiti in carcere, strappi a diverse regole per i boss storici presenti al San Pietro. Un’aggravante che ha portato alla luce un malcostume troppe volte scovato nel sistema penitenziario italiano.

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Rebibbia, arrestata la direttrice: aveva concesso favori ai boss calabresi

Carcere Rebibbia
Rebibbia, arrestata la direttrice: favori ai clan calabresi (Foto: Getty)

Maria Grazia Longo era rimasta 15 anni alla guida del carcere di Reggio Calabria, prima di trasferirsi a Rebibbia. Mai nessuno era resistito così a lungo nella casa circondariale dello Stretto e forse ora si capisce perchè.

La procura di Reggio, guidata da Giovanni Bombardieri ha messo in luce “una sistematica violazione delle norme dell’ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”. Alla Longo viene imputato di aver contribuito “al mantenimento ed al rafforzamento delle associazioni a delinquere di tipo ‘ndranghetistico“.

Nell’inchiesta si fa riferimento nello specifico a favori di ogni tipo. Da trasferimenti saltati a scarcerazioni opinabili. Concessioni di semi-libertà senza fondamento e visite fuori regola garantite.

A finire sotto la lente d’ingrandimento del gip di Reggio Calabria, Domenico Armaleo, ci sarebbero anche diverse guardie penitenziarie. Un sistema che affondava le proprie radici anche all’interno e di cui non si conoscono ancora tutti i dettagli.

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