Camorra, tre cadaveri ritrovati undici anni dopo l’omicidio a Mugnano

0

Vittime di lupara bianca il capozona Doberman, il figlio e l’autista, ritrovati cadavere undici anni dopo l’omicidio a Mugnano in un cimitero della camorra.

Scampia, vittime di lupara bianca della camorra
Fonte Getty

Ai piedi della Circumvallazione esterna di Mugnano è stato rinvenuto dopo numerose indagini il cimitero improvvisato della camorra. I cadaveri delle tre vittime di lupara bianca sono stati ritrovati sepolti qui. La morte durante la guerra per lo spaccio di sostanze stupefacenti nell’area nord di Napoli.

Il rinvenimento arriva grazie alle indagini difensive dell’avvocato Luigi Senese, grazie a cui si è giunti a un piccolo terreno non presente nelle dichiarazioni di un pentito. Qui gli inquirenti hanno rivenuto le salme del capozona Francesco Russo, detto Doberman, di suo figlio Ciro Russo e dell’autista, Vincenzo Moscatelli.

I carabinieri hanno effettuato ricerche e rinvenimento. L’omicidio sarebbe stato compiuto grazie a un’alleanza fra il clan degli Scissionisti di Secondigliano e il clan Lo Russo, i cosiddetti Capitoni di Miano. Per la strage sono già rinchiusi al carcere a vita cinque tra sicari e mandanti.

Dirimente la dichiarazione di un collaboratore di giustizia, che ha aveva dichiarato come le salme sarebbero state spostate in un altro terreno dopo l’omicidio.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE > > > Napoli, maxi blitz anti Camorra: 59 arresti, indagato il senatore Cesaro

Lupara bianca, gli scomparsi per sempre

Si definisce “lupara bianca” la scomparsa di persone nell’ambito della criminalità organizzata, i cui corpi non vengono più ritrovati. Il termine è stato ideato dai quotidiani italiani per indicare i vari omicidi compiuti da mafia, camorra e ‘ndrangheta con occultamento di cadavere.

Si parla di lupara perché era il fucile a canna unica utilizzato dai mafiosi nei primi anni Sessanta. Spesso le vittime sono sepolte in terreni isolati, in altri casi sono fatte inghiottire da piloni di cemento. I casi più cruenti di cronaca parlano anche di vittime sciolte nell’acido, come il piccolo Santino Di Matteo. Più raro è il ricorso a paludi o stagni, per il pericolo che il cadavere possa riaffiorare dalle acque.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui