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Nei social network, i capezzoli maschili sono concessi, mentre quelli femminili vengono (quasi sempre) censurati. Ecco la motivazione

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Social network, la censura dei capezzoli femminili (Instagram)

Al giorno d’oggi, praticamente chiunque ha un account sui social network. Instagram e Facebook rimangono i più gettonati, in quanto permettono di condividere foto e video con i propri amici e followers. Entrambi i siti hanno un regolamento, che ogni utente “firma” accettando le condizioni d’uso.

Tra i vari punti spiegati dai vari social media, ce n’è uno che riguarda la censura dei capezzoli. Ma come funziona nello specifico? Come tutti sanno, quelli maschili sono concessi, mentre quelli femminili praticamente mai, tranne nel caso si stia trattando di una foto o un video di una donna intenta ad allattare. Ma come mai esiste questa contraddizione? Lo ha spiegato “Ginnastica Culturale” che, durante un report, ha intervistato un’artista e ha analizzato un complesso di Freud.

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Social network, capezzoli femminili censurati: ecco il motivo

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“Ginnastica Culturale” ha effettuato una sorta di report per spiegare il motivo che spinge i social network a censurare esclusivamente i capezzoli femminili, a meno che non si tratti di un allattamento. In realtà, il discorso andrebbe allargato alla cultura popolare in generale. Il corpo femminile è ancora un tabù e, se troppo esposto, viene visto come una manifestazione esplicita di sessualità. Lo stesso trattamento non viene riservato ai seni materni durante l’allattamento. I social media stessi permettono di pubblicare contenuti di questo tipo, con la conditio sine qua non che ci sia anche il bimbo in foto. 

Nel corso del report, viene interpellata una teoria di Sigmund Freud che, più di un secolo fa, parlava del “complesso di Madonna-puttana“. Nello specifico, lo psicanalista spiegava come, per quasi tutti gli uomini, sia impossibile amare la persona per la quale si prova attrazione sessuale, e viceversa non si prova desiderio verso la persona amata. Le donne da desiderare sono quelle degradate (prostitute), mentre quelle da amare sono “la Madonna”. Il discorso viene allargato da “Ginnastica Culturale”, che fa un parallelismo tra questo complesso freudiano e i capezzoli femminili: la donna che allatta è “la Madonna”, mentre quella che mostra il proprio corpo è la prostituta.

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