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In questi giorni si parla tanto della lattoferrina, proteina del latte, che sarebbe capace di contrastare il Covid-19: scopriamo le sue origini e come agisce

La lattoferrina è una glicoproteina che fu scoperta dopo alcuni studi sul latte vaccino nel 1939. Essa trasporta il ferro ed ha anche un’azione antimicrobica. Oltre ad esistere nel latte, si trova anche all’interno della saliva e delle lacrime umane. Le quantità maggiori si trovano, però, nel colostro che è il primo latte materno.

Le sue funzioni principali sono quelle di difenderci da funghi e batteri impedendo che queste specie metabolizzino il ferro (con cui lega) e ne riduce quindi moltiplicazione ed adesione alla mucosa intestinale. La sua azione avviene anche per via diretta impedendo una contaminazione da batteri sulla superficie. Ultimamente si sono scoperte anche delle proprietà antiossidanti ed anti infettive.

L’assunzione della lattoferrina avviene, come si può dedurre, per gli adulti tramite il latte animale ed i suoi derivati mentre i neonati, appunto, la prendono dal colostro. In commercio esistono anche diversi tipi di integratori di lattoferrina ed, anche se non vi sono dosi standard da rispettare per ottenere benefici, alcuni parlano di risultati soddisfacenti si hanno con un’assunzione minima di 40 mg al giorno.

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Per quel che riguarda gli effetti collaterali, in genere non se ne riscontrano a meno che non si sia intolleranti od addirittura allergici al principio attivo.

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Lattoferrina, i malati di Covid-19 sono guariti più rapidamente

La lattoferrina in questi giorni è salita, però, alla ribalta grazie ad un servizio dei colleghi del TG3 Lazio. In tale occasione la proteina è stata descritta come una barriera naturale per il nostro sistema immunitario e potrebbe essere un’ottima arma per contrastare il Covid-19.

La ricercatrice di dermatologia di Tor Vergata ha spiegato che i pazienti trattati con questa proteina dopo dieci giorni hanno visto non solo scomparire tutti i sintomi, ma hanno ottenuto anche la negativizzazione del tampone.

Piera Valenti, professoressa di Microbiologia della Sapienza, spiega che i risultati ottenuti dimostrano che “la lattoferrina blocca le fasi precoci e, secondo i colleghi dell’università del Michigan, blocca anche quando la cellula è già infetta”. Allo stesso tempo, però, la dottoressa mette in guardia dagli integratori che la vedono addizionata ad altre sostanze. Altri esponenti sono dubbiosi sulla qualità del trattamento con quello che rimane un ‘semplice’ nutraceutico anziché farmaco.

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