Istat, dopo il Covid-19 persi 600mila posti di lavoro

Istat, dopo il Covid-19 persi 600mila posti di lavoro. Secondo le ultime statistiche circa 2 milioni di famiglie sarebbero a rischio povertà

Posti lavoro persi con Covid
Istat, dopo il Covid-19 persi 600mila posti di lavoro (Foto: Getty)

La crisi economica dovuta al coronavirus continua a farsi sentire in Italia. Tutte le previsioni internazionali sono al ribasso per questa seconda parte del 2020 e il nostro paese sembra pagare uno degli scotti più alti. Nonostante la “vittoria” del Recovery Fund, con i fondi europei che arriveranno il prossimo anno, il governo deve far fronte ad un calo dell’attività lavorativa che rischia di mandare in stallo la produzione interna. Secondo un’ultima indagine Istat, dopo lo scoppio della pandemia di coronavirus, sono 600mila le persone che hanno perso il proprio posto di lavoro. 

Le statistiche rivelano che da febbraio oltre al calo degli occupati sono diminuiti di 160mila unità anche coloro che cercano un lavoro. Il totale è quindi di oltre 700mila inattivi a causa del Covid-19.

Il tasso di disoccupazione è tornato a sfiorare quota 9% (8,8%), in aumento dello 0,6 rispetto a maggio.

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Istat, dopo il Covid-19 persi 600mila posti di lavoro: 2 milioni a rischio povertà

Crisi lavoro Italia
Istat, dopo il Covid-19 persi 600mila posti di lavoro (Foto: Getty)

A giugno gli uomini che hanno deciso di rimettersi in cerca di lavoro sono stati 99mila, in aumento del 9.4%. Mentre le donne interessate ad una nuova occupazione sono 50mila, in aumento del 5% rispetto a maggio.

A preoccupare è anche il tasso di disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) pari al 27,6%, in rialzo dell’1,9% rispetto al mese scorso.

Collegato al problema del lavoro c’è quello del livello di povertà delle famiglie. La crisi finanziaria sta mettendo a rischio indigenza circa 2,1 milioni di italiani. 

Secondo l’analisi dei dati Istat fatta da Censis-Confcooperative, 1.059.000 famiglie vivono esclusivamente di lavoro irregolare, e non possono pianificare il proprio futuro, rimanendo a costante rischio povertà. L’aumento degli emolumenti in nero può rappresentare un pericolo anche in ottica ripresa economica per lo Stato, oltre che una chance di sfruttamento senza tutele in un momento difficile per tutti.

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