Perù, 900 donne scomparse in quarantena: tremendo motivo alla base

Durante il periodo della quarantena in Perù sono oltre 900 le donne scomparse che si teme siano morte a seguito di pesanti violenze domestiche

Sono più di 900 le donne e ragazze scomparse in Perù nel periodo del lockdown indetto a causa del Covid-19. A riferirlo le autorità del paese del Sud America dov’è pressante il problema delle violenze domestiche. Il 70% delle donne sarebbe minorenne e si teme siano morte per motivi relativi proprio ai pesanti maltrattamenti.

Prima dell’epidemia in media scomparivano 5 donne al giorni, diventate poi 8. “Durante la quarantena, dal 16 marzo al 30 giugno, sono state segnalate come disperse 915 donne”, spiega Eliana Revollar, a capo dell’ufficio per i diritti delle donne del Difensore civico nazionale.

LEGGI ANCHE—> Coronavirus, primo caso di animale contagiato in Gran Bretagna

Perù, secondo per contagi in America Latina: non ci sono più bare

Il Perù, dopo il Brasile ed insieme al Messico, è il paese dell’America Latina con più contagi da coronavirus al mondo. Sono oltre 371 mila i casi confermati e circa 17.700 i decessi. Il sistema sanitario e la ricerca procedono spediti senza sosta ma da quattro mesi la situazione non sembra migliorare.

La ministra della Sanità Pilar Mazzetti, intento, annuncia che entro due settimane saranno realizzati test molecolari rapidi per accorciare i tempi in merito alla diagnosi. Intanto la ministra raccomanda prudenza in attesa di un vaccino che non arriverà prima del 2021.

La situazione più preoccupante arriva dalle zone più povere del paese dove sarebbero finite le scorte di ossigeno, imprescindibili nella terapia intensiva, e le bare utili a seppellire i morti.

Milioni di profughi venezuelani rendono la situazione ancor più insostenibile anche in merito al rispetto delle regole imposte dal lockdown.

Non va meglio nella vicina Bolivia dove, da inizio epidemia, si sono registrati oltre 69 mila casi con circa 2.600 morti.

LEGGI ANCHE—> Zaki, prolungata detenzione per lo studente dell’Università di Bologna