Lampedusa, il sindaco annuncia: “Dichiaro lo stato di emergenza”

Lampedusa, il sindaco annuncia: “Dichiaro lo stato di emergenza”. L’Hot Spot di accoglienza dell’isola siciliana è arrivato al collasso. Non c’è più posto per i migranti

Totò Martello
Lampedusa, il sindaco annuncia: “Dichiaro lo stato di emergenza” (Foto: Facebook)

La situazione a Lampedusa è sempre stata borderline negli ultimi anni. Continui sbarchi di migranti, senza una giusta logica di distribuzione, hanno portato al collasso l’hot spot di accoglienza. Dopo lo scoppio della pandemia di coronavirus le circostanze si sono fatte se possibili ancor più critiche, rendendo il tutto davvero ingestibile.

Il sindaco Totò Martello ha deciso di far sentire la sua voce nei confronti del governo, chiedendo interventi importanti al più presto. “Siamo in una condizione ingestibile. Se Conte non proclamerà lo Stato di emergenza per Lampedusa lo farò io. L’hotspot non può accogliere migranti, la responsabilità non può ricadere sui nostri concittadini“. All’interno della struttura al momento sono alloggiati oltre mille africani, dieci volte la capienza massima prevista.

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Lampedusa, il sindaco annuncia: “Dichiaro lo stato di emergenza”

Hot Spot Lampedusa
Lampedusa, il sindaco annuncia: “Dichiaro lo stato di emergenza” (Foto: Getty)

Totò Martello aggiunge: “Stop ai trasferimenti verso Porto Empedocle. Abbiamo altri barchini che stanno arrivando dalla Tunisia ma non sappiamo come accoglierli. Già 50 persone sono in attesa sulla spiaggia di essere smistate“.

Poi un attacco diretto a Matteo Salvini: “Voglio solo ricordare che gli sbarchi c’erano anche quando lui era ministro. Sostanzialmente non è cambiato nulla, quello che dice non è vero. Se fosse venuto a Lampedusa in quel periodo, invece di lasciarci da soli, se ne sarebbe accorto. Adesso è troppo facile farlo solo per propaganda politica”. 

Un duro botta e risposta che non risolve la drammatica situazione in Sicilia. Si fa un gran parlare delle misure di sicurezza sanitaria e poi si rischia di creare dei focolai enormi per una mala gestione degli immigrati. La palla passa ora all’esecutivo.

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