Santa Sofia, dopo 86 anni torna la preghiera del venerdì

A distanza di 86 anni, Santa Sofia è pronta per la prima preghiera del venerdì: le autorità stanno organizzando la cerimonia solenne. Presente anche il presidente Erdogan.

Santa Sofia
Santa Sofia (photo Pixabay)

Pronta la cerimonia solenne per la prima preghiera del venerdì a Santa Sofia. Dopo la conversione della basilica, da museo a moschea, sarà celebrata oggi, a distanza di 86 anni, la prima preghiera del venerdì. Presente, tra gli altri, il presidente Erdogan. Le autorità hanno studiato, per l’occasione, uno specifico programma di sicurezza, mettendo in campo 17 mila agenti delle forze militari.

Come riporta Repubblica, il presidente Erdogan ha fatto sapere che, per la celebrazione di oggi, sono state allestite delle aree esterne per tutti gli uomini e le donne che vogliono partecipare al rito. Previsti, per oggi, circa mille fedeli.

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Santa Sofia: oggi la prima preghiera del venerdì

Erdogan
Erdogan (photo Getty)

Come riporta Repubblica, sono tre gli imam e cinque i muezzin scelti per la basilica di Santa Sofia. Da quanto si apprende, i leader dei partiti di opposizione boicotteranno il solenne appuntamento. Non sembra invece aver ricevuto l’invito il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu.

Com’è noto, la scelta di riconvertire la basilica di Santa Sofia in moschea è stata accolta con molta freddezza. In particolar modo, l’Arabia Saudita, gli Emirati e l’Egitto, che temono uno “strappo” con l’Occidente cristiano, non hanno preso molto bene questa scelta. La conversione, tuttavia, è stata difesa dal presidente, che l’ha definita “scelta sovrana”, ma non restrittiva, dal momento che comunque tutti i visitatori potranno continuare a recarsi nel luogo.

Ricordiamo che la basilica è stata convertita in museo da Mustafa Kemal Ataturk, nel 1935. La basilica era nata come luogo di culto cristiano, divenuto poi moschea a seguito della conquista ottomana di Costantinopoli, datata 1453. Ora, il presidente Erdogan, ha deciso di trasformare la basilica in moschea, onorando un suo “sogno d’infanzia”.

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F.A.