Processo Eni, chiesti otto anni di carcere per Descalzi e Scaroni

La procura ha chiesto otto anni di carcere per Descalzi e il suo predecessore Scaroni. 

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Il procuratore aggiunto di Milano Fabio de Pasquale insieme al pm Sergio Spadaro, hanno richiesto al Tribunale di Milano di condannare l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e il suo predecessore Paolo Scaroni a otto anni di carcere. Entrambi sono imputato nel processi Eni-Shell-Nigeria per corruzione internazionale. L’accusa riguarda nello specifico una mazzetta da un miliardo e novantadue milioni, che Eni avrebbe versato ai politici africani. La tangente aveva lo scopo di truccare una gara d’appalto, e consentire ad Eni di aggiudicarsi i diritti di esplorazione del blocco petrolifero Opl 245. 

L’Eni è stata fondata nel 1953 dallo Stato Italiano, e attualmente è l’ottavo gruppo petrolifero del mondo per grandezza. Il suo primo presidente è stato Enrico Mattei e nel 1992 è diventata una società per azioni. 

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Eni, Descalzi: vicende giudiziarie

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Claudio Descalzi è nato a Milano nel 1955. Dopo aver conseguita la laurea in Fisica, entra a lavorare nel gruppo con la qualifica di ingegnere di giacimento. In seguito viene promosso a Project Manager. Nel 1990 diventa responsabile della attività operative e di giacimento in Italia. Sotto la sua gestione, viene creato un nuovo modello operativo nella divisione che riesce ad incrementare la produzione di barili di circa 250 mila unità giornaliere.

Le vicende giudiziarie di Descalzi iniziano nel settembre 2014. In quell’anno infatti viene iscritto nel registro degli indagati per corruzione internazionale. Nel 2017 insieme a Luigi Bisignani viene rinviato a giudizio. Un’altra inchiesta che lo coinvolge è stata aperta dalla Procura di Milano nel febbraio del 2018. La procura infatti ha accusato Descalzi di aver manipolato delle notizie allo scopo di ostacolare il procedimento giudiziario a carico dei vertici Eni.

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