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Un viaggio nel dietro le quinte di un’estate calcistica anomala. Una lunga chiacchierata con Daniele Tozzi, preparatore atletico del Coni e consulente di numerosi atleti professionisti.

calcio post covid
(Getty)

E quindi uscimmo a riveder le stelle. Le stelle del calcio, quelle che da sempre portano i bimbi a correre goffamente dietro a un pallone, di gomma prima di cuoio poi, col sogno di scendere un giorno in campo come i loro beniamini. In un mondo martoriato dalla pandemia, dove la normalità è diventata via via un bene di prima necessità, il calcio – a torto o a ragione – è tornato ad allietare le calde sere d’estate degli appassionati di tutto il mondo.

Calde soprattutto, perché i ritmi a cui stiamo assistendo non hanno precedenti, partite ogni tre giorni con temperature spesso superiori ai 30 gradi. Una condizione di anomalia permanente alla quale è richiesto di vestire i panni della normalità.

Per capire al meglio come cambia la quotidianità dei calciatori abbiamo parlato con Daniele Tozzi, preparatore atletico all’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del Coni e consulente in materia per numerosi sportivi professionisti di primissimo piano. Dal rischio infortuni alla disidratazione, dalla spasmodica ricerca del picco della performance alle peculiarità fisiche e tecniche di giocatori come Zaniolo e Dybala, fino alle coppe europee in scena ad agosto.

Partiamo proprio da questa situazione anomala, partite ravvicinatissime con temperature a dir poco elevate. Cosa comporta per il fisico di un calciatore?

Partiamo dal presupposto che un atleta che sottopone ad altro stress il proprio corpo ha bisogno di tempo per recuperare, per attivare quelle risorse necessarie ad affrontare l’impegno successivo. Il punto è rimuovere la fatica, e farlo giocando ogni tre giorni è oggettivamente difficile. Sul concetto di fatica voglio fare una precisazione: ne esiste una periferica, che riguarda prevalentemente i muscoli, e una fatica centrale che appunto coinvolge l’intero sistema nervoso centrale. Fondamentale in questo è l’adozione di uno stile di vita sano, dall’alimentazione alle ore di sonno. A questo ovviamente si affiancano diversi trattamenti, dai massaggi alla crioterapia e molto altro.

Le temperature elevate espongono gli atleti al rischio di disidratazione, attraverso la maggiore sudorazione. Questo porta inevitabilmente anche a un calo della lucidità dal punto di vista mentale. E’ dimostrato che una disidratazione del 4% può abbassare la performance fino al 30%. I famosi cooling break durante le partite sono fondamentali in tal senso, così come l’allenamento mentale.

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“Zaniolo ha una potenza straripante, prototipo del calciatore moderno”

Zaniolo roma
Nicolò Zaniolo in Roma-Juventus (Getty)

Parliamo di Zaniolo, al ritorno in campo con le condizioni che abbiamo analizzato, dopo un infortunio decisamente serio

Zaniolo ha avuto la rottura del crociato anteriore, tra gli infortuni più gravi in assoluto tra i calciatori. Fondamentale in questi casi è seguire tutto il percorso riabilitativo, questo periodo di stop in un certo senso lo ha quindi facilitato.

Dall’esterno Zaniolo sembra un giocatore decisamente superiore alla media dal punto di vista fisico. E’ realmente così?

E’ assolutamente così, ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo già ai tempi in cui giocava nella Primavera dell’Inter. Già si vedeva la sua potenza straripante. Quella potenza che per me è la chiave per il raggiungimento della performance in qualsiasi sport. Per diventare veloci e potenti servono anni, per mettersi in forma aerobica settimane. Avere in partenza le sue caratteristiche è un vantaggio notevole. Forza e velocità sono le qualità più importanti in ogni atleta, Zaniolo è atleticamente tra i più performanti. E’ il prototipo del calciatore moderno, dotato peraltro anche di una grande tecnica.

Potenza che sempre di più nel tempo è diventata una caratteristica da allenare nel calcio

La potenza, intesa come forza e velocità, è un aspetto centrale. L’allenamento va di pari passo, un allenamento lento porta ad un gioco lento. Si lavora sulle singole caratteristiche si vogliono sviluppare. I cambi di direzione ad esempio, e in generale i movimenti improvvisi, sono fondamentali per un calciatore ma quasi irrilevanti per un centometrista. Si lavora molto sull’intensità.

Agli antipodi rispetto a Zaniolo – anagraficamente parlando – abbiamo Ibrahimovic, 38 anni e ancora ad alto livello. Come si gestisce l’atleta a fine carriera?

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Parliamo di un professionista impeccabile che sa come autogestirsi. Raccoglie ora i frutti di una disciplina applicata durante tutta la carriera. Non è un caso che tutti gli atleti più longevi, da Federer a Buffon, hanno una cura quasi maniacale per il proprio corpo. Senza dubbio poi la genetica è dalla loro parte, volendo fare una battuta possiamo dire che Ibrahimovic ha saputo scegliersi bene i suoi genitori.

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“Dybala un talento puro, sta lavorano molto sull’aspetto mentale”

paulo dybala
Paulo Dybala in Juventus-Torino (Getty)

Dybala è stato tra i calciatori risultati positivi al Covid-19. Ha sofferto di una forma sintomatica della malattia che lo ha obbligato a stare a riposo per oltre un mese. Tuttavia adesso, alla ripresa, appare tra i più brillanti.

Con Dybala parliamo di un talento puro, tra i giocatori più forti al mondo dal punto di vista della tecnica e della qualità. Come Ibrahimovic anche lui è fortunato in quanto a genetica, con qualità innate. Penso stia lavorando molto a livello mentale: per vincere serve il talento, ma per ripetersi ci vuole carattere. Credo stia tirando fuori una grande personalità, prendendosi anche qualche rivincita.

Spesso c’è la percezione che i calciatori siano “meno atleti” rispetto ad altri sportivi professionisti. Mi spiego meglio, c’è da parte loro la consapevolezza del proprio corpo e l’interesse di capire l’importanza delle diverse catene muscolari, postura e movimenti corretti e via dicendo?

Rispetto al passato c’è un interesse sicuramente maggiore, per i giocatori è importante giocare quanto più possibile evitando gli infortuni. In altre discipline ci si prepara per poche gare fondamentali nel corso dell’anno, nel calcio non ci si ferma mai. Questo rende più difficile periodizzare gli allenamenti per ottenere il picco della performance in un determinato momento della stagione.

Quello che osservo nel calcio è che, rispetto ad altri sport, viene ancora sottovalutato il lavoro sulla forza. Forza che ovviamente deve essere funzionale alle caratteristiche dell’atleta. Si può migliorare di molto la forza di un calciatore senza però modificarne più di tanto la massa muscolare. Cristiano Ronaldo ad esempio è un giocatore che corre in modo pressoché perfetto, lo si vede anche da come usa le braccia, cosa tutt’altro che scontata. Su questo ci ha lavorato moltissimo, con un team dedicato di preparatori atletici.

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Champions League, squadre francesi senza campionato: “Non necessariamente uno svantaggio”

Neymar e Mbappé ©Getty Images

Capitolo coppe europee. Si giocheranno ad agosto con squadre che arrivano da percorsi diversi. Le tedesche ad esempio hanno ripreso a giocare prima mentre il campionato francese si è fermato definitivamente.

La differenza la farà anche l’ampiezza della rosa, avere 20 giocatori intercambiabili, tutti di alto livello, è indubbiamente un vantaggio. Il discorso è il medesimo, puntare a raggiungere il top della prestazione in quel determinato momento, tenendo sempre a mente l’importanza del recupero. Le squadre francesi mi incuriosiscono, se stanno facendo una buona preparazione è facile che arrivino al picco proprio per le gare europee.

Non necessariamente è uno svantaggio non aver ripreso il campionato, la Danimarca ad esempio vinse gli Europei del 1992 richiamando i giocatori dalle ferie. In quel caso quindi il recupero fu fondamentale.

Quanto influisce l’allenatore nella pianificazione della preparazione e cosa comporta un cambio a stagione in corsa?

Ci deve essere una grande complicità tra allenatore e preparatore atletico. Solitamente infatti quando un allenatore viene esonerato il preparatore lo segue. A mio modo di vedere il compito del preparatore è stimolare nel gruppo una cultura del sacrificio e del lavoro fisico. Lo ritengo fondamentale per arrivare a determinati risultati, e di ciò – ovviamente – ne deve essere convinto anche l’allenatore lasciando il giusto spazio allo staff. Quando si prende una squadra in corsa, tuttavia, il lavoro richiesto è spesso più mentale che fisico.

Cosa dobbiamo attenderci invece dalla prossima stagione, considerato che la preparazione estiva avrà inevitabilmente tempi diversi?

In questa preparazione calerà probabilmente il volume di allenamento, incrementandone l’intensità. Come dicevo prima, ancor di più in questo frangente, sarà fondamentale periodizzare bene gli allenamenti per raggiungere il picco delle performance nel giusto momento. Manipolare al meglio le diverse variabili sarà senz’altro una bella sfida.

 

Marco Eremita

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