Mohamed Mounir, morto di Covid il giornalista egiziano: l’accusa della figlia

Il giornalista egiziano Mohamed Mounir è morto dopo aver contratto il coronavirus: l’uomo era stato incarcerato lo scorso 15 giugno

All’età di 65 anni è morto al Cairo, in Egitto, l’esperto giornalista Mohamed Mounir dopo aver contratto il Covid-19. L’uomo, vicino alla sinistra e di orientamento progressista, lo scorso 15 giugno era stato arrestato per aver preso parte ad un talk-show su al-Jazeera assumendo posizioni antireligiose. Prelevato da casa sua, su ordine di Abdel Fattah al-Sisi, era stato portato nel carcere di Tora. La sua detenzione è durata solo quindici giorni, ma pare gli sia stata fatale.

Infatti da lì le sue condizioni di salute si sono improvvisamente compromesse portandolo al ricovero d’urgenza all’ospedale di Agouza il 10 luglio scorso. Il coronavirus non gli ha dato però scampo.

Risale all’8 luglio un video-appello, pubblicato dal Sindacato dei giornalisti egiziani, in cui supplicava di poter essere curato. Solamente due giorni dopo un’ambulanza lo ha trasportato all’ospedale di Giza dove il tampone ed altre analisi hanno confermato la positività al Covid-19. I medici, purtroppo, non sono riusciti a salvarlo.

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Mohamed Mounir, la figlia: “Virus contratto in carcere”

La figlia Sara Mounir è sicura: “Mio padre ha contratto la malattia in carcere, perché prima dell’arresto stava bene. Quando è uscito, proprio per colpa della malattia, non è mai guarito”.

L’indignazione arriva anche da illustri colleghi come Maaty Elsandouby e Khaled ElBalshy, quest’ultimo membro esecutivo dell’Ordine dei Giornalisti al Cairo.

“La morte di Mounir è una sconfitta per i giornalisti di tutto il mondo. E’ anche una vergogna per la mancata stampa libera di un regime antidemocratico”.

“Mohamed è stato tra i massimi giornalisti e scrittori d’Egitto, famoso per le battaglie a difesa della professione e della libertà d’opinione”.

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