Coronavirus, uno studio rivela che si può contrarre il virus una seconda volta

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Una ricerca pubblicata dal King’s College di Londra, ha scoperto che in genere dopo aver contratto il coronavirus, si rimane protetti per soli tre mesi. 

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I ricercatori del King’s College di Londra hanno pubblicato una ricerca che riguarda il modo in cui il nostro corpo combatte il coronavirus.

Lo studio è stato condotto su un campione di 96 persone. Nello specifico, gli scienziati hanno esaminato quali anticorpi rimangono attivi dopo la guarigione dalla malattia. Il risultato a cui sono giunti, riguarda il fatto che l’immunità da coronavirus per chi ha ha già contratto, dura soltanto tre mesi. 

Anche se, i ricercatori precisano che in realtà non è ancora dato sapere se questo calo degli anticorpi riscontrato nella ricerca dopo tre mesi, coincida effettivamente con un ritorno del virus nel corpo. 

In ogni caso nel loro studio, soltanto il 17 per cento delle persone monitorate, ha mantenuto inalterate le proprie difese immunitarie e gli anticorpi sviluppati. Gli scienziati del King’s College hanno poi spiegato che comunque “sono necessari più studi e più lunghi per vedere cosa succede quando un individuo entra in contatto con il virus una seconda o terza volta”.

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Coronavirus, lo si può contrarre una seconda volta a distanza di tre mesi

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Nuove ricerche che oltretutto devono necessariamente offrire a loro parere un contributo decisivo nella ricerca del vaccino. Gli scienziati inglesi ipotizzano però che anche nel momento in cui viene sintetizzato, potrebbe comunque essere necessario farlo più volte per mantenere l’immunità. 

In Italia, a commentare questa ricerca è stato Roberto Cauda, docente di Malattie Infettive presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Cauda ha spiegato che molti studi internazionali, confermano in ogni caso il fatto che chi guarisce, sviluppa degli anticorpi che rimangono nel sangue. E questi, possono anche essere usati nei pazienti convalescenti per aiutarli a debellare il virus. Anche il docente milanese, ha confermato il fatto che non ci è dato sapere per quanto tempo questi anticorpi rimangono attivi e funzionanti nell’organismo.

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