Aggrediscono l’agente che aveva interrotto il colloquio in carcere

Padre e figlio sono finiti a processo per aver aggredito un agente penitenziario che aveva cercato di interrompere il colloquio in carcere

Due uomini, padre e figlio, sono finiti a processo per aver aggredito un agente della polizia penitenziaria del carcere di Capanne. L’ira dei due è scattata dopo che l’agente aveva cercato di interrompere il colloquio in corso tra il padre detenuto e il figlio in visita. La guardia era stato aggredito dopo essere intervenuto in sostegno di un collega che era stato minacciato dai due uomini.  L’aggressione è avvenuta a fine febbraio 2020 e ovviamente padre e figlio sono stati immediatamente fermati e giudicati per direttissima.

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L’aggressione dell’agente in carcere

Polizia Penitenziaria
Polizia Penitenziaria (liveuniversity.it)

Secondo l’accusa padre e figlio avrebbero aggredito l’agente del penitenziario perché quest’ultimo li aveva sollecitati a chiudere il colloquio che stavano avendo per scadenza del tempo. Dopo l’invito del poliziotto, il detenuto avrebbe quindi iniziato a minacciare l’agente sia verbalmente che fisicamente mentre sua moglie tentava di trattenerlo. Nel caos la donna era anche scivolata battendo violentemente la testa. Un altro agente quindi è intervenuto per dare sostegno al collega e per soccorrere la moglie del detenuto. Quest’ultimo però, aiutato da figlio, avrebbe iniziato a prendere a calci il poliziotto alla testa e all’addome tanto da provocargli una commozione cranica e diverse contusioni al viso. L’accusa per padre e figlio è quindi di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Oggi si è tenuta nel tribunale di Perugia la prima udienza del processo che dovranno affrontare padre e figlio.

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