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Nella giornata di ieri, il Senato ha approvato una legge che riconosce la cefalea cronica come malattia che, visto l’alto numero dei casi, ha un’incidenza sulla società.

Mal di testa
La cefalea cronica è diventata “malattia sociale” (photo Pixabay)

La cefalea cronica è stata finalmente riconosciuta come “malattia sociale”. Come riporta Il Post, la cefalea entrerà di diritto, dopo l’approvazione della legge in merito, tra le malattie le quali, visto l’alto numero di soggetti colpiti, possono avere una grave incidenza sulla società. Nello specifico, la legge ha ricevuto un grandissimo consenso in Senato, ricevendo infatti 235 voti favorevoli, solo 2 voti contrari e nessun astenuto.

Da quanto si apprende, la legge si avvale di un unico articolo e prevede che la cefalea cronica, accertata mediante diagnosi di centro specializzato che ne riconosce l’effetto invalidante, da più di un anno, è riconosciuta come “malattia sociale”. Sono diverse le forme sotto cui si può manifestare: si parla infatti di emicrania cronica ad alta frequenza, oppure cefalea cronica quotidiana. La legge menziona anche la cefalea a grappolo cronica e l’emicrania parossistica cronica. Le altre due forme sotto cui può presentarsi sono: emicrania continua e cefalea nevralgiforme unilaterale, che porta ad arrossamento oculare, nonché lacriazione.

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La cefalea cronica diventa malattia invalidante: ora è legge

Mal di testa
Mal di testa (photo Pixabay)

A prender parola sulla conquista ottenuta sono le due parlamentari Arianna Lazzarini e Giuditta Pini, rispettivamente di Lega e Partito Democratico. Le loro parole esprimono profonda soddisfazione per l’approvazione della legge. Dice infatti la Lazzarini che il raggiungimento di questo obiettivo porta “Grande soddisfazione e un pizzico d’orgoglio”. Si tratta di una battaglia già nel 2011, quando era consigliere regionale in Veneto.

Giuditta Pini, del PD, ha invece sostenuto che sono anni che combatte per raggiungere questo traguardo importante. Questa malattia, che colpisce principalmente le donne tra i 20 e i 50 anni può essere davvero invalidante. La parlamentare ha sostenuto di aver proposto la legge già nel 2013, appena entrata in Parlamento, senza riuscire a farla approvare. Dopo il tentativo del 2018, quando era all’opposizione, anch’esso vano, finalmente la proposta è diventata legge a tutti gli effetti.

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F.A.