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A causa della crisi economica, dovuta all’emergenza Coronavirus, il colosso americano di fast food Pizza Hut ha dichiarato il fallimento

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Pizza Hut, la società dichiara il fallimento (Getty Images)

Anche a livello economico, l’emergenza Coronavirus sta avendo degli effetti catastrofici. Sono tantissimi i colossi internazionali che, negli ultimi mesi, hanno dichiarato fallimento a causa dei troppi debiti accumulati. Alla lunga lista, si aggiunge anche Pizza Hut. La nota catena di fast food americana, dopo oltre 60 anni di attività, è ora sommersa dai debiti.

Nonostante gli oltre 18mila ristoranti aperti in più di cento Paesi e un’attività che per decenni ha portato a risultati eccellenti, i dirigenti hanno dovuto dire stop. Come riportato da Cnn, la Npc International – società che gestisce Pizza Hut – ha già presentato l’istanza di fallimento, a causa di debiti pari a un miliardo di dollari. Con la crisi economica post emergenza Coronavirus, hanno dichiarato alcuni portavoce, i costi per manodopera e materie prime sono diventati insostenibili.

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Pizza Hut, fallimento dopo 60 anni: “Era previsto”

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Troppi i debiti accumulati a causa del Coronavirus (Getty Images)

La notizia del fallimento di Pizza Hut ha certamente scosso tutti. La nota catena di fast food americana era ormai entrata nella cultura popolare degli Stati Uniti, grazie agli oltre 60 anni di attività. Nato nel 1958 da due fratelli del Kansas, il marchio è cresciuto in maniera graduale, arrivando ad avere oltre 18mila ristoranti sparsi per il Mondo. I troppi debiti causati dall’emergenza Coronavirus, però, hanno costretto la Npc International ha presentare l’istanza di fallimento.

Secondo quanto dichiarato da alcuni portavoce alla Cnn, il fallimento:Era una mossa già prevista“. La società che gestisce la catena avrebbe già trovato un accordo con alcuni creditori, che permetterà a parte dei ristoranti di sopravvivere (almeno per ora). Per far sì che l’intero marchio non sparisca – fanno sapere – serviranno però ulteriori fondi da terzi. Nei prossimi mesi è comunque previsto un restyling della società, con la chiusura di diversi punti vendita e, di conseguenza, col licenziamento di migliaia di persone.

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