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Coronavirus Wuhan: è la fine dell’incubo, i risultati degli ultimi test sulla popolazione locale confemano che non esistono casi positivi

Uomo cinese a Wuhan
Coronavirus Wuhan, dopo cinque mesi invcubo finito (Getty Images)

Emergenza Coronavirus Wuhan: la città simbolo del contagio e della pandemia, quella dklla quale forse tutto è partito, torna a respirare. Il governo aveva annunciato test a tappeto su 9,9 milioni di cittadini locali e ora ci sono i risultati. In tutto nessun caso di nuova positività e ‘solo’ 300 soggetti asintomatici.

Questi ultimi sono sotto osservazione medica, insieme ad altre 1.174 persone con le quali sono entrati a stretto contatto. Ma i controlloi su di loro hanno dato un esito negativo. La commissione sanitaria, prima di cominciare, aveva spiegato che i test sarebbero stati volontari e liberi. E comunque i quasi 130 milioni di dollari necessari per i test sono stati coperti interamente dalla municipalità.

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Wuhan torna a vivere dopo il Coronavirus (Getty Images)

Numeri come al solito da prendere con le molle, arrivando direttamente dalle fonti locali. Ma se dovesse essere dimostrato, sarebbe la prima notizia positiva in arrivo da Wuhan in sei mesi. Oggi però è arrivato anche un nuovo decesso tra i medici della megalopoli cinese. Hu Weifeng, 42enne urologo tra i primi a riconoscere e trattare il nuovo Coronavirus, è deceduto dopo quattro mesi di terapia intensiva. Terribile una foto che lo ha immortalato, con la pelle scura a causa della malattia e il volto sofferente per la malattia.

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Coronavirus Wuhan, nuova inchiesta dimostra che il governo ha mentito

Coronavirus in Cina, al di là dei dati positivi le polemiche nopn si placano. Anzi, sono destinate ad aumentare dopo un’inchiesta dell’Associated Press basata su documenti riservati dell’Onu. Dimostrano che il governo cinese tardò la comunicazione dei numeri sul Coronavirus e in alcuni casi li nascose proprio provocando la rabbia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il presidente cinese Xi Jinping ha ripetuto più volte che le informazioni fornite all’Oms erano state tempestive. Ora però quello che è successo a Wuhan nei primi giorni del contagio assume tutta un’altra luce. E gli elogi pubblici dell’Oms alla Repubblica Popolare Cinese pronunciati a gennaio, per la trasparenza nella comunicazione nascondevano altro. Sarebbero stati un modo per assicurarsi maggiori informazioni sull’epidemia e ottenere collaborazione.

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Il presidente della Cina, Xi Jinping (Getty Images)

L’Oms non sarebbe complice della Cina semplicemente perché come tutti gli altri anche lei è stata tagliata fuori con notizie fuorvianti. Già un mese fa più di 100 Paesi guidati da Francia, Russia e Regno Unito avevano invocato un’inchiesta indipendente sulle origini del Coronavirus. Ma la Cina aveva risposto di essere disponibile solo ad un’inchiesta dell’Oms e comunque solo una volta superata l’emergenza.

Le informazioni immediate sarebbero state fondamentali per contenere il contagio e per partire con la ricerca di un vaccino. Le prime, parziali, sono state diffuse solo a metà gennaio megre il primo caso era del 17 novembre. L’Oms ha poi dichiarato l’emergenza mondiale il 30 gennaio, ma ormai era tardi. Già allora infatti il virus era arrivato in Europa prima di diffondersi nel resto del mondo.

 

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