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Facebook, entro 10 anni metà dei dipendenti lavorerà da remoto. Il piano di Mark Zuckerberg per la sua azienda è chiaro e anticipa i tempi

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg (Getty Images)

Facebook, entro 10 anni almeno la metà dei dipendenti lavorerà da remoto. Mark Zuckerberg forse aveva già in mente una svolta epocale come queste, ma la pandemia contingente ha accelerato i tempi. Al momento è solo un piano del quale ha discusso con il personale ma presto potrebbe diventare realtà.

Ad annunciarlo è stato lo stesso Zuckerberg, ovviamente con un post dalle sue pagine social. “La verità è che la maggiore parte di noi a questo punto sta lavorando da remoto”. Facebook attualmente conta 48.000 dipendenti in tutto il mondo, la maggior parte dei quali nel campus di Menlo Park in California.

Facebook
Facebook guarda già al futuro del lavoro (Getty Images)

L’azienda dovrebbe riaprire gli uffici il prossimo 6 luglio, ma almeno in una prima fase solo il 25 per cento dei dipendenti farà rientro effettivo. Zuckerberg però guarda già oltre e sembra avver maturato la convinzione che non serva avere gtutti nello stesso posto. “Penso che l’esperienza del lavoro da remoto sia stata più positiva di quanto ci aspettassimo. Penso ci sia un elemento pratico, cioè che le persone non potranno tornare in ufficio per un po’. Quindi, visto che le persone dovranno stare a casa per un po’, penso che dovremo diventare bravi a farlo”.

A cominciare da chi ha già maturato una certe esperienza nell’azienda. Invece chi è entrato da poco, meglio che faccia rientro in ufficio e continui nel programma di apprendimento. E lui che farà? Probabilmente si fermerà a casa più di quanto abbia fatto nel passato, come ha ammesso nel suo lungo post.

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Smart working previsto anche nel Decreto Rilancio, l’Italia si adegua

Lo smart working come impostazione di lavoro a Facebook quindi. E in Italia? Anche qui qualcosa si muove e lo dimostra il Decreto Rilancio 2020. L’articolo 90 infatti prevede il diritto fino al 31 luglio 2020 a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile anche in assenza degli accordi individuali.

Potranno fare richiesta di smart working (o lavoro agile, all’italiana) i genitori lavoratori dipendenti del settore privato che hanno almeno un figlio minore di anni 14. Questo però a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito o che non vi sia genitore non lavoratore.

Il Decreto Rilancio specifica anche che il lavoro possa essere svolto attraverso strumenti informatici nella disponibilità del dipendente qualora non siano forniti dal datore di lavoro. Quest’ultimo dovrà comunicare al Ministero del lavorovia telematica, i nominativi dei lavoratori e la data di cessazione della prestazione di lavoro in modalità agile. Un modo per essere assolutamete in regola con quanto previsto dal decereto.

Smart working,, la nuova frontiere anche in Italia (Pixabay)

E la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha annunciato che a breve incontrerà le parti sociali per discutere di smart working. Durante l’emergenza Coronavirus – come ha spiegato al ‘Sole 24 Ore’ – “lo smart working si è rivelato uno strumento fondamentale, nel pubblico come nel privato, per garantire la continuità occupazionale di alcuni settori e farlo in sicurezza”. Quindi è una modalità da incentivare in futuro bilanciando la richiesta di flessibilità oraria e organizzativa delle imprese con le esigenze di conciliazione tra vita e lavoro dei dipendenti.