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A Singapore, un uomo accusato di traffico di droga è stato condannato a morte via Zoom, un servizio per effettuare videochiamate online

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A Singapore, un 37enne è stato condannato a morte su Zoom (Pixabay)

In molti paesi del Mondo, è ancora valida la pena di morte. Tra questi, anche Singapore fa spesso uso della sentenza definitiva per condannare crimini particolarmente gravi. Un cittadino delle Malaysia, in carcere per traffico di droga, è stato condannato a morte dalla Corte Suprema di Singapore, ma non dal vivo. Per via delle misure anti Coronavirus, la sentenza si è tenuta su Zoom, un servizio per effettuare videochiamate online.

L’uomo, il 37enne Punithan Genasan, è stato condannato con l’accusa di aver trafficato poco meno di 30 grammi di eroina nel 2011, con l’aiuto di due corrieri. Nonostante le difese, la Corte Suprema di Singapore ha respinto gli argomenti del trafficante, condannandolo a morte tramite una videochiamata su Zoom.

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Singapore, condannato a morte su Zoom: la denuncia di Amnesty International

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La denuncia di Amnesty International (Pixabay)

La condanna a morte di Punithan Genesan, il 37enne accusato di aver trafficato diversi grammi di eroina nel 2011, ha scatenato immediatamente reazioni in tutto il Mondo. Amnesty International, che si occupa della difesa dei diritti umani, ha commentato la vicenda. “La condanna a morte è qualcosa di crudele e inumano” spiega la consigliera Chiara Sangiorgio: “Non importa se dal vivo o su Zoom“.

Allargando il discorso anche ad altri casi di condanne a morte a Singapore, la consigliera di Amnesty International ha tenuto a denunciare la brutalità della decisione. “Singapore sfida ancora una volta le leggi internazionali, condannando persone a morte per traffico di droga, è ora di dire basta!” sottolinea Chiara Sangiorgio.

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