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Fase 2 Cassa integrazione, la protesta delle piccole e medie imprese contro il Decreto del governo. Più soldi o sarà crisi totale

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Il premier Giuseppe Conte nel mirino delle imprese (Getty Images)

Fase 2 Cassa integrazione, i soldi stanziati dal governo non sono sufficienti per sollevare settori in profonda crisi. Come quello dell’ospitalità e della ristorazione che dopo il lungo lockdown fatica a rialzarsi e non ha nemmeno la forza per programmare. Servirebbe una politica di sostegno, anche dell’occupazione, che al momento non si vede. Così, il rischio concreto è che molti non alzino più le serrande.

Paolo Bianchini, co-fondatore di M.I.O. (Movimento Imprese Ospitalità) non usa mezzi termini per descrivere lo stato di crisi delle imprese. “La Cassa integrazione prevista dal Decreto Rilancio – scrive su Facebook – è una truffa ai danni delle imprese!
Leggendo tra le righe del DL capiamo che a fronte di sole 5 settimane di cassa integrazione ci viene imposto il divieto di licenziamento fino al 17 agosto 2020″.

In realtà, facendo un po’ di conti, molte aziende hanno terminato le prime nove settimane di cassa il 10 maggio scorso. E con altre cinque settimane si potrebbe arrivare al 14 giugno. “Ma chi sosterrà il costo economico – chiede Bianchini – di quel personale che non potrà essere reimpiegato a pieno regime dopo il 14 giugno?”. Senza la possibilità di licenziare, che per un imprenditore serio è comunque l’ultima via da percorrere, il costo per due mesi saràò solo a carico delle imprese.

Ecco quindi la proposta: “Chiediamo di implementare la Cassa integrazione proprio per salvare il posto di lavoro ai nostri collaboratori. E permetterci di affrontare la fase di ripresa dell’attività senza dover affrontare un costo per il personale che sarebbe insostenibile. Stanno scaricando la responsabilità sugli imprenditori che saranno costretti a richiamare i lavoratori in forza con incassi del 20/30% delle proprie aziende”. Altruimenti il risultato sarà uno solo, fallimento.

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Paolo Bianchini, dal Comune di Viterbo alle lotte per il settore Ho.Re.Ca

Di recente Bianchini, che era capogruppo e consigliere comunale al comune di Viterbo per Fratelli d’Italia, si è dimesso. Non una mossa contro il suo partito, ma solo un modo per portare avanti più liberamente le battaglie del movimento ‘Risorgiamo Italia‘. Un modo per tenere alta l’attenzione sul settore Ho.Re.Ca. (alberghi, ristiranti, caffetterie) così duramete colpito e non aiutato dal governo.

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Fase 2: difficoltà per bar e ristoranti (Getty Images)

Una battaglie che è stata notata anche da popolarissimo quotidiano inglese ‘The Guardian’ che le ha dedicato un servizio intervistando Bianchini. “Se apriamo, falliamo”, aveva detto nell’intervista di qualche giorno fa spiegando in concreto la situazione. “Per il distanziamento sociale necessario la mia attività deve passare da 100 coperti a trenta. Se non ho liquidità e una riduzione delle spese non è possibile andare avanti”. Una protesta condivisa da molti altri rappresentanti del settore che al momento non riescono ad avere risposte concrete da Palazzo Chigi.