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Covid-19, il caldo non fermerà il virus come inbvece abbiamo creduto fino a poo tempo fa. Lo dice uno studio americano appena pubblicato

Coronavirus caldo studio
Coronavirus, il caldo non aiuterà (Getty Images)

Covid-19, il caldo non attenuerà la diffusione del virus. Molte opinioni, anche illustri, fino oggi avevano spiegato che l’estate poteva essere un periodo più favorevole. Ora però arriva il risultato di uno studio condotto negli Stati Uniti, che frena tutti gli entusiasmi. Secondo i ricercatori è improbabile che il clima possa avere un ruolo importante sulla diffusione del Covid-19.

A questa conclusione sono arrivati i ricercatori della Princeton University, pubblicamdo nelle ultiem ore il loro studio su ‘Science’. La sintesi è che il numero delle persone a rischio è ancora altissimo e quindi non sarà il caldo ad abbassare la soglia di rischio. Una delle autrici, Rachel Baker, è chiara: “In generale, poiché c’è ancora una larga fetta di popolazione vulnerabile, il virus si diffonderà rapidamente, indipendentemente dalle condizioni climatiche”.

A confermarlo è, ad esempio, l’attuale diffusione del contagio in Paesi caldi e umidi come Brasile ed Ecuador. In realtà quello che emerge dalla ricerca è che nessuno può stabilire i collegamenti tra temperature e trasmissione del virus.

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L’estate non ridurrà i rischi da Coronavirus (Getty Images)

I ricercatori concordano sul fatto che possa essere un contagio più legato alla stagionalità e quindi potrebbe tornare violento in inverno. Ma al momento non esistono dati certo ion questo senso. Ecco perché sono ipotizzabili tre diversi scenari. Nel primo il Covid-19 avrebbe la stessa sensibilità al clima dell’influenza. Nel secondo e nel terzo scenario, è simile al virus del raffreddore. In tutti gli scenari il clima è comunque un fattore rilevante solo quando ampie fatte della popolazione erano diventate immuni o resistenti al virus.

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Covid-19 e clima, lo studio italiano che riaccende le speranze sul caldo

A fronte di questo, però, esistono altri studi. Una portato avanti da alcuni ricercatori dell’Università Statale di Milano è arrivato ad un risultato decisamente diverso. Con il caldo, cioè, ci saranno rischie relativamente minori. Al centro dello studio la misurazione della velocità copn cui si è sviluppata l’epidemia nel periodo in cui questa era particolarmente rapida. In particolare nel Nord America, nell’Europa e in Cina che è più o meno nella stessa fascia climatica, quella temperata.

Come hanno spiegato i ricercatori a ‘Il Giornale’ “l’aumento del numero di casi è maggiore, è stato maggiore nel mese di febbraio e marzo, nelle aree con temperature più fredde. Vale a dire, nelle aree europee dove la temperatura si aggirava intorno ai cinque gradi”. Normalmente un virus può resistere all’aria aperta, a temperature di circa 5 gradi, anche per alcuni giorni. Quando invece il termometro supera di 20 gradi, normalmente il virus è in grado di sopravvivere solo alcune ore.

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Caldo e Coronavirus, la medicina si divide (Getty Images)

 

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