Coronavirus, italiani e il cibo: come la quarantena ci ha cambiati 

Coronavirus, ecco come siamo cambiati in relazione al cibo dopo la lunga quarantena durante il lockdown. A rivelarlo è un’indagine realizzata dall’osservatorio di Waste Watcher. 

Coronavirus Torino
La spesa smart gli vale una multa, il caso a Torino (Getty Images)

Con meno grassi e con maggior capacità nel riutilizzare il cibo già presente in casa: così ne sono usciti gli italiani dal lungo lockdown a causa del coronavirus. A rivelarlo, a gran sorpresa, è un’indagine realizzata dall’osservatorio di Waste Watcher.

Coronavirus, italiani e il cibo: le abitudini in quarantena

Malgrado si temesse un pesante contraccolpo sulla forma fisica data la vita sedentaria obbligatoria, sembrerebbe che l’italiano medio, tutto sommato, sia rimasto stabile. Un equilibrato ma soddisfacente pareggio che non ha peggiorato in maniera drastica la situazione.

C’è stato un freno anche allo spreco di cibo che annualmente vale circa 15 miliardi di euro. Grazie riutilizzo attraverso i fornelli, ingegnandosi dato il tempo avuto a disposizione, si è registrato anche un calo nella quantità di rifiuti. Mentre per una metà è verosimilmente rimasta stabile, per un’altra è invece scesa tra i 300 e i 500 grammi.

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Un po’ per l’impossibilità di reperire facilmente altri alimenti e un po’ per esigenze spesso economico, l’italiano si è ingegnato ‘riciclando’ il più possibile i cibi a disposizione. E a dimostrarlo è anche la mancata impennata del delivery in questo periodo: 1 italiano su 2 si è detto restio a tale opportunità, avendo la possibilità di preparare cibi deliziosi in casa. Non a caso 7 su 10, in questi lunghi mesi, si sono cimentati ai fornelli con una frequenza maggiore rispetto al passato.