Decreto Rilancio Italia, gli editori puri lanciano un allarme

Decreto Rilancio Italia, gli editori puri lanciano un allarme: in attesa dell’approvazione definitiva credono che ci siano troppi paletti per loro

Stefano Patuanelli ministro sviluppo
Il ministro Stefano Patuanelli (Getty Images)

Decreto Rilancio Italia, sono moltissimi i settori economici e sociali toccati dai provvedimenti del governo, in fase di approvazione definitiva. Uno dei più delicati è certamente quello del sostegno alle imprese, messe a durissima prova dall’emergenza Coronavirus. Molti artigiani, negozianti e Partita Iva uscioranno riodimensionati, se non sarano costretti a chiudere. Ma anche il mondo dell’editoria subirà profondi cambiamenti.

Lo denuncia con forza Ilario Di Giovambattista una delle voci radiofoniche più note della Capitale (e non solo). Editore e direttore di Radio Radio, rimane come tutti in attesa di conoscere il testo definitivo del decreto. Però è convinto che il governo voglia penalizzare gli editori puri, quelli che non sono mossi da interessi di parfte ma hanno solo una visione pluralistica e apartitica.

Secondo Di Giovambattista il rischio è proprio quello che il pluralismo esca fortemente azzoppato. Tutto questo perché secondo lui il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, avrebbe avanzato la proposta di cancellazione della norma per gli editori puri.

Un’ancora di salvezza per molte realtà che invece così rischiano di affondare definitivamente. Oppure di riuscire a riemergere ma con molta fatica e a costo di sacrifici enormi. “Sono state spazzate via in un attimo – dice il direttore – le attese e le speranze di chi sperava si potesse lavorare in Italia senza essere per forza attaccati ad un carro politico”.

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Decreto Rilancio, la norma in favore degli editori puri resisterà al taglio?

Parole pronunciate prima dell’ultima riunione serale che ha portato alla stessura del testo definitivo del Decreto. “Spero che qualcuno faccia riflettere il Ministro Patuanelli su quello che ha fatto. Se ha una coscienza dovrebbe riflettere molto sull’aver strappato una norma che avrebbe rappresentato in qualche modo un piccolissimo cuscinetto, un piccolissimo aiuto“. E si augura che qeusta eventuale decisione non sia eventualmente frutto di una ritorsione politica “perché sarebbe gravissimo“.

Ma qual è l’articolo in questione? Il 189 che prevede un credito d’imposta pari al 35% del fatturato annuo pubblicitario netto. Il teto è di 1milione di euro per esercizio, finalizzato all’innovazione tecnologica, “necessaria all’equilibrio del pluralismo nell’informazione”. Sono escluse emittenti di partito, religiose, di movimenti politici o sindacali o partecipate da gruppi editoriali quotati. E poi c’è una serie di criteri precisi e dettagliati per accedere al credito. Aspettiamo di leggere il testo definitivo per capire se e cosa sia stato eventualmente modificato.