Premier League, il governo dà l’ok per la ripresa: c’è la data

La Premier League è pronta a ripartire. Il governo britannico ha dato il via libera per poter tornare in campo già a partire dalle prossime settimane

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Premier League, arriva il via libera da parte del governo britannico: c’è la data (Getty Images)

Dopo oltre due mesi, il calcio in Europa è pronto a ripartire. L’emergenza Coronavirus ha, di fatto, bloccato tutto il mondo del pallone per diverse settimane, complicando i piani delle principali competizioni nazionali ed internazionali. Dopo la Bundesliga, anche la Premier League è pronta a tornare in campo.

Il Governo britannico, infatti, ha dato il via libera per riprendere con le competizioni sportive a partire dal 1 giugno. Si giocherà in alcuni stadi neutri e, ovviamente, a porte chiuse. Il semaforo verde è arrivato dal premier Boris Johnson che, con il suo programma di ripresa, ha l’obiettivo di far tornare il Paese alla normalità il più in fretta possibile.

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Premier League, l’opinione dei giocatori sulla ripresa

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Una delle critiche mosse riguarda la poca rilevanza dei giocatori sulla scelta di riprendere (foto Getty)

Uno degli argomenti che più sta facendo discutere in questo periodo, riguarda la ripresa dei principali campionati europei. Dopo la Bundesliga, pochi minuti fa è arrivata la conferma anche per la Premier League: si riparte il 1 giugno. Scelta approvata all’unanimità dai club e dalla lega inglese. Tra le critiche che vengono mosse per la decisione presa, c’è quella relativa all’opinione dei calciatori.

I veri protagonisti del gioco del calcio, in fin dei conti, non hanno nessuna rilevanza in merito a questa tipologia di scelte. Chris Wilder, allenatore dello Sheffield United, ha dichiarato che avrebbe accettato qualsiasi decisione presa da parte dei suoi giocatori. Il discorso è poi stato allargato anche ad altri tesserati sia di Premier League che di serie minori. La FA ha già spiegato che, qualora un giocatore o membro dello staff di una squadra risultasse positivo, la stagione andrà comunque avanti. Una decisione che pare metta in secondo piano i giocatori, dando più rilevanza al business del pallone.

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