Coronavirus, Fase 2: cosa non è stato fatto per ripartire in modo sicuro

Andiamo a vedere come l’Italia sta combattendo il Coronavirus in questa Fase 2, analizzando cosa non è stato fatto per ripartire sicuri.

Coronavirus Fase
L’analisi della prima settimana di Fase 2 (Getty Images)

Si è quasi conclusa la prima settimana in cui l’Italia si è immersa nella Fase 2 da Coronavirus. Infatti, il Paese ha cercato di ripartire, ovviamente tenendo sotto controllo l’andamento del virus, specialmente l’indice R0, ossia l’indice di contaggio. Infatti è importante impedire la risalita di questo numero, altrimenti ci sarà solamente un passo indietro ed un probabile ritorno al lockdown.

Nella prima settimana, i numeri della protezione civile hanno comunque fatto segnare un miglioramento, con una costante discesa del numero di contagiati attuali dal Covid. Inoltre, come afferma il ministro Speranza, l’obiettivo resta individuare i malati e gli asintomatici per curarli in maniera tempestiva, evitando la formazione di eventuali focolai.

Ma per fare tutto ciò servono gli strumenti adeguati per proteggersi dal virus, come guanti e mascherine. Però qualcosa è andato storto, con un circuito che ha ancora troppe falle, ed al momento sembra ancora difficile reperire mascherine e guanti.

Coronavirus fase 2, mascherine, guanti, tamponi e test: cosa è andato storto

coronavirus fase 2
C’è qualcosa che non va, le falle della fase 2 (Pixabay)

Come abbiamo detto, però c’è ancora qualcosa che non va, tra falle e ritardi. Il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri, assicura che le mascherine si troveranno da lunedì al prezzo di 50 centesimi in 50mila punti vendita. Ma fino alla serata di ieri erano praticamente introvabili.

Inoltre per intercettare il virus, è indisppensabile il tampone. Molti governatori, nelle ultime settimane, avevano promesso un incremento dei tamponi nasofaringei. Ed invece il numero continua ad essere stabile, visto che non arrivano i reagenti necessari per controllare i risultati. Difficilmente il numero di tamponi avrà un incremento, visto che, come annuncia Andrea Crisanti direttore del laboratorio di microbiologia a Padova, c’è una carenza di reagenti.

Un’altra questione spinosa sono i test sierolgici. Infatti l’azienda statunitense Abbott ha vinto la gara di bando per i 150mila test da svolgere sulla popolazione per verificare l’andamento del virus.  E se la Abbott sostiene di aver svolto il compito, Arcuri risponde  affermando che manca ancora il via libera del Ministero della salute per pubblicare i risultati. Infatti per il via liberà c’è bisogno di risolvere delle questioni sulla privacy.

Inoltre le ultime due faccende che tengono banco sono quelle della mascherine e dell’app Immuni. Infatti proprio nell’ultima settimana le mascherine sono state introvabili nelle farmacie e nei negozzi autorizzati, con le aziende che pur di non rischiare ulteriori perdite, stentano a produrre mascherine da mettere sul mercato.

Resta invece incompiuta l’app Immuni, che aveva il compito di tracciare i contatti delle persone risultate positive. L’app ancora non c’è e non si sa se ci sarà in futuro. Per molti resta uno sforzo inutile che potrebbe risultare non efficace.

L.P.

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