Fase 2, bar e ristoranti: 4 su 5 non riescono a riaprire a Roma

La ripartenza, nella cosiddetta fase 2 è molto lenta e difficoltosa per i gestori di bar e ristoranti romani. Secondo i dati, 4 su 5 non riescono a riaprire.

Bar Coronavirus Italia
Fase 2: la difficoltà per bar e ristoranti (Getty Images)

La fase 2 è partita, ma i ritmi non sono quelli sperati, almeno per i gestori di bar e ristoranti. Secondo le parole dei gestori stessi, riportate da Roma Today, le difficoltà superano le aspettative e, partendo dalla voce di uno dei gestori, “senza tutele è difficile ripartire”. Come leggiamo dalla fonte, per quanto riguarda la Capitale, i dati stimati da Fiepet Confesercenti di Roma parla di 4 locali su 5 che non riusciranno a ripartire.

Molti gestori hanno optato per il Take Away e l’asporto, come lo storico bar centrale Caffè Martini, il cui titolare ha detto, come riporta Roma Today, che “nel primo giorno di riapertura sono state circa 8,10 le consegne per i pasti. Un po’ meglio la caffetteria”.

Leggi anche >>> Fase 2: reddito di emergenza verso l’approvazione

Fase 2: le difficoltà per bar e ristoranti della Capitale

Servizio asporto bar e ristoranti
Riapertura ristorantie bar (Foto: Getty)

La voce dei gestori di bar e ristoranti romani, riportata da Roma Today, parla di stime preoccupanti, per un’eventuale ripartenza. Molti hanno esplicitamente dichiarato di non riaprire, proprio perché “non conviene”. È il caso, ad esempio, di Roberta Pepi, che gestisce un ristorante a Rione Monti. Come leggiamo dalla fonte, per il suo locale, la fase 2 ancora non è ripartita. “Tante delle nostre richieste – sostiene la proprietaria – non sono state recepite e senza tutele non si può ripartire“.

Molti locali, invece, non hanno fatto in tempo a organizzare la riapertura. I problemi, spesso, sono stati causati dai ritardi con l’approvvigionamento delle materie prime e dalla mancata sanificazione mediante l’ausilio di aziende esterne.

Al momento, le stime sono molto preoccupanti per i bar e i ristoranti romani. Molti dei locali hanno sostenuto di non avere al momento le risorse adeguate nemmeno per organizzare il delivery mediante aziende esterne e, dunque, sono costretti a organizzarlo per conto proprio.

Potrebbe interessarti anche: Fase 2, rallenta ancora il maxi decreto; Conte: “serve un patto”

F.A.