Coronavirus, Rita Diomedi: la fotoreporter in fuga dal Cile all’Italia

Una delle tante storie in questa emergenza da Coronavirus è quella di Rita Diomedi. La fotoreporter divenuta nota per la sua fuga dal cile

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Rita Diomedi la fotoreporter in fuga dal Cile (via WebSource)

Nell’emergenza sanitaria mondiale, il Coronavirus è riuscito ad offrici tante storie, una di questa è quella di Rita Diomedi, fotoreporter in fuga dal Cile. Una fuga partita dalla capitale cilena, per rientrare nella sua Terni e viversi l’emergenza tra le mura di casa.

Un rientro non semplice quello di Rita, visto che ha dovuta affrontare anche uno stop in un ospedale brasiliano, a causa di un’infezione. Ma le sventure di Rita non finiscono qui, infatti, durante il suo ritorno le è stata rubata anche la borsa con all’interno il passaporto, carte di credito e macchina fotografica.

Una serie di sventure che hanno accompagnato la fotoreporter al suo rientro in Italia. Fortunatamente, però, Rita aveva già scaricato tutte le foto sul suo computer prima del furto della macchin fotografica. Andiamo quindi a ripercorrere il rientro in Italia della Diomedi attraverso le sue parole.

Coronavirus, Rita Diomedi: “Non è vero che il caldo uccide il virus”

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Le sommosse in CIle che hanno spinto la fotoreporter in Sud America (via Getty Images)

Il viaggio della fotoreporter era partito l’ormai lontano 15 gennaio. L’obiettivo era uno solo, ossia documentare attraverso la propria macchina fotografica le rivolte scoppiate in Cile, ed i frequenti scontri tra popolo e polizia. Rita Diomedi ha raccontato come tutte le sere ci fossero a Piazza Italia, nella capitale Santiago, civili con volto coperto e muniti di bastoni, pronti a contrastare le politiche del governo. Alle sommosse popolari, la polizia cilena rispondeva con idranti e lacrimogeni.

Con lo scoppio dell’emergenza sanitaria anche in Sud America, la fotoreporter decide di rientrare in Italia. Ma il 27 febbraio accade un imprevisto. Infatti Rita Diomedi subisce il furto della propria borsa, con all’interno, macchina fotografica, carta di credito, cellulare, passaporto e tutti i suoi soldi. Solamente grazie al Pc, rimasto in albergo, la fotoreporter riesce a mettersi in contatto con un amico di San Gemini, avvisando così la Questura di Terni.

Così il 29 febbraio rientra in Brasile, dove inizia a vedere i primi casi di Coronavirus. Inoltre a causa dello stress è costretta ad un ricovero in ospedale a causa dello stress. Proprio qui la fotoreporter ha testimoniato: “In Brasile a Marzo già si registrano temperature superiori ai 30°, quindi non è vero che il caldo uccide il virus“.

Fortunatamente però, Rita Diomedi, il 18 marzo riesce a fare rientro a casa con un volo da Salvador-Rio per Roma. La fotoreporter conclude il suo racconto testimoniando che all’atterraggio a Roma, non c’è stato nessun controllo della temperatura. Una serie di sventure quelle della fotoreporte, finite fortunatamente con un lieto fine.

L.P.

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