One World, 100 Artists: e la musica diventa processo di cura

One World, il concerto non live e virtuale contro il COVID19 è andato in scena nel corso della notte, con collegamenti da ogni parte del mondo. Alla guida del progetto Lady Gaga che a uno a uno ha chiamato personalmente tutti gli artisti coinvolti chiedendo di offrire il proprio contenuto gratuitamente per diventare testimonial di un messaggio globale.

 One World Lady Gaga

Lady Gaga ha cantato una versione piano e voce di SmileIn diretta dallo studio di casa: in modo acustico. Spesso assolutamente improvvisato… “per una volta vi prego di non chiamarci artisti – dice Lady Gaga – siamo persone, che come chiunque altro corre il rischio ammalarsi e vorrebbe poter condurre una vita normale”.

Ma più che artisti le persone che Lady Germanotta riesce a coinvolgere sono stelle di valore assoluto. Da Paul McCartney a Billie Eilish, dai Rolling Stones – collegati in sincrono da quattro location diverse – a The Killers. Tutti in scena senza grandi fronzoli e senza alcuna promozione. Band in versione ridotta perché il Covid19 ha impedito spostamenti, prove, meeting. Tutto molto semplice, frugale, immediato. Ognuno sceglieva cosa cantare in una playlist di circa sei ore: nessun fondo da alimentare, tutto gratis…

One World Elton John
Elton John collegato da Londra per “I’m still standing”

Si chiama One World

Il nome, One World, è un chiaro omaggio Bob Marley: “Non è un telethon – dice Lady Gaga  – la nostra è una lettera d’amore al mondo, vogliamo solo tenervi compagnia e dare un contributo umano, con un messaggio d’amore che va ai medici, al personale sanitario, ai ricercatori e ai volontari”.

Tutte le esibizioni sono live e dunque registrate in un unico take, pochissimi tagli o montaggi. Tutte per necessità sono registrate. Ognuno ha realizzato la sua canzone registrandola con mezzi molto semplici – in qualche caso un banale telefonino – e inviandola al server che ha raccolto le varie esibizioni. La piattaforma che si è preoccupata di raccogliere il materiale per One World è Global Citizen; ma lo show è stato irradiato da tutte le principali piattaforme on line, da You Tube a Spotify ad iTunes e sta continuando a risuonare in tutto il mondo nella sua versione streaming (che trovate qui): ma solo in versione audio. Tutta la performance video è disponibile solo su Global Citizen.

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One World Sheryl Crow
Sheryl Crow, due canzoni del suo repertorio in scaletta

Otto ore di musica e testimonianze

Dopo un primo bellissimo video che descrive come e dove si affronta il coronavirus in tutto il mondo, lo show mette insieme una serie di testimonianze e di esibizioni. Ognuno ha a disposizione indicativamente sei minuti: pochissimi quelli che sforano, lo show irradiato dura in tutto poco più di otto ore.

La prima a esibirsi è Andra Day, cantautrice americana che canta “Rise Up”. Ogni canzone è connessa all’esibizione seguente da immagini a tratti davvero molto commoventi di vita e solidarietà, di tanti che lottano e molti che non ce la fanno. Gli artisti non vogliono rappresentare il meglio di quello che si sta ascoltando per radio: non è una classifica e nemmeno Top of the Pops.

Si esibiscono artisti come l’indiano Vishal Mishar; come molti altri non esattamente mainstream. Hozier, Rita Ora, Hussain al Jassmi che si collega da Dubai. C’è spazio per conoscere i bravissimi (sconosciuti da noi) Lady Antebellum che collegati da tre punti diversi cantano “What I’m leaving for”. Ci sono i Milky Chance collegati dalla Germania, gli australiani Delta Goodream o la popstar cinese Jackie Chung che si presenta in lingua mandarina e interpreta una splendida versione in inglese di “Touch of Love”, canzone sconosciuta a chi non frequenta le classifiche asiatiche.

Dai balconi vengono mostrate immagini di persone che cantano lirica, rap, gospel. Ogni venti minuti un video di Jameela Jamila ricorda cosa fare a chi vuol fare qualcosa. La parola d’ordine è “Take action now” anche solo offrire un like o una condivisione.

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One World The Killers
The Killers hanno proposto “Mr.Brightside” e “Caution”

Dall’Italia Zucchero…

Tanti i video dall’Italia, delizioso l’inglese – con il nostro inconfondibile accento – della dottoressa Azzolina, collegata dal San Raffaele di Milano. Il mondo si ferma quando dopo due ore e 35’ compaiono gli inconfondibili giganteschi occhi di Annie Lennox, indimenticabile voce degli Eurythimcs. È ormai rarissimo vederla su un palco: Gaga le ha detto… Annie, please e lei condivide una gigantesca versione piano e voce di “I’Ve saved the world today” molto soul. Da brividi.

Non meno calda “I Shall Believe” che la splendida Sheryl Crow intona nel suo studio privato. Dopo tre ore e quattro minuti Zucchero compare dal gazebo della sua Lounisiana, la tenuta sull’appennino tosco emiliano dove vive da anni, e con tre parole in croce in inglese presenta una bellissima versione di “Everybody’s got to learn sometime”. La sua versione, molto simile alla prima edizione dei Korgis del 1980, è struggente.

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One World Zucchero
Zucchero, unico italiano invitato per il progetto insieme ad Andrea Bocelli

Gli attori

C’è spazio anche la commedia: un Jack Black terribilmente sovrappeso non canta e non suona (nonostante potrebbe tranquillamente farlo) ma si ridicolizza con una devastante sessione di esercizio fisico. Quasi gli viene un infarto, anche se alla fine si sbafa una confezione da mezzo chilo di gelato. E c’è spazio anche per lo sport: Megan Rapinoe, calciatrice della nazionale americana, attivista dei diritti omosessuali americani, si esibisce in casa in un curioso dribbling in calzettoni.

Tra gli attori coinvolti in One World si prestano anche Sarah Jessica Parker, in occhiali e occhiaie, Matther McConaughey, barba incolta e capello impazzito, un Pierce Bronsan lontanissimo dagli standard del vecchio James Bond: sembrano tutti un po’ più vecchi e in disarmo. Voce bassa, nessuno recita.

Adam Lambert, trionfatore dei talent show americani e ultima voce scelta dai Queen, interpreta una lancinante e dolcissima versione di “Mad World” dei Tears for Fears: Luis Fonsi abbandona i balli di gruppo e suona con la sua band “No me doy per vencido”.

Delizioso l’inserimento dei The Killers, collegati dal salotto di Brandon Flowers a Las Vegas che nella versione ridottissima con il solo batterista Ronnie Vannucci a suonare la chitarra acustica, un drumbeat e una tastierina, cantano una cristallina “Mr.Brightside”. Toccante, davanti a un letto sfatto la versione piano e voce di Charlie Puth di “See you again”. Michael Bublè canta “God only knows” con lo sguardo lucido, quasi in lacrime, limitandosi a un saluto di pochissime parole. Dopo cinque ore e 41’ il mondo si ferma di nuovo; Annie Lennox compare – stavolta con la figlia Lola – per cantare “The must be an angel”: la canzone strappa una lacrima.

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One World Annie Lennox
Annie Lennox ha cantato con la figlia Lola

Paul McCartney, Elton John e i Rolling Stones

Quasi tutti per la verità offrono due passaggi:  The Killers ripassano con la loro nuova canzone “Caution”. Ritornano anche il rapper Common, Ben Platt, Christina di Christina & The Queens, Adam Lambert, Juanes, gli irlandesi Picture This, Ellie Goulding. Sheryl Crow torna questa volta accompagnandosi con la chitarra una fantastica versione di “Everyday is a Winding Road” (ogni giorno è come una strana ventosa, ogni giorno è come un segnale stradale sbiadito… forse è meglio che mi avvicini un po’). Luis Fonsi si ricorda anche di Despacito. La versione di Jennifer Hudson di “Hallelujah”, condivisa con altre sei voce soliste e un piano elettrico, è degna dei titoli di coda di un grande film. I titoli arrivano, ma lo show non è finito.

Lady Gaga canta una dolcissima versione piano e voce di “Smile”, un classico del repertorio di Charlie Chaplin. Stevie Wonder propone “Lean On Me” di Bill Withers, artista ucciso dal Covid due settimane fa. Paul McCartney regala una versione assolutamente nuova, davanti al Fender Rhodes, di “Lady Madonna”. Elton John presentato da David e Victoria Beckham canta “I’m still standing”: l’aveva scritta quando si era ripulito dalla cocaina e aveva inciso “Too Low for Zero”, l’album della sua rinascita. Chris Martin dei Coldplay quasi irriconoscibile con un cappellaccio in testa e davanti alla connessione di un telefonino scrauso canta “Yellow”. Si tratta di un banalissimo live Instagram senza nemmeno un microfono decente: ma basta e avanza.

La voce dei Pearl Jam, Eddie Vedder piomba dopo sei ore e 45’ per cantare “River Cross” accompagnandosi con un harmonium a pedali, di quelli che si suonavano in chiesa agli inizi del ‘900. Dopo sette ore precise ecco i più attesi, i Rolling Stones: collegato ognuno da casa propria cantano “You can’t always get what you want”… impagabile Charlie Watts che fa finta di suonare una batteria immaginaria appoggiata sulle ginocchia.

One World Rolling Stones
Gli Stones hanno proposto da quattro posti diversi “You can’t always get what you want”

Il gran finale di One World

Splendido il montaggio di Keith Urban, il marito di Nicole Kidman, che compare anche alla fine del video. Urban è un artista meraviglioso poco conosciuto nel nostro paese; canta un classico di Steve Winwood, “Higher Love” suonando tutti gli strumenti in un bizzarro videomontaggio fatto in casa con pochi spiccioli.

In chiusura una commossa Jennifer Lopez canta “People”. La coda viene affidata a John Legend e a una dolcissima versione di “Wake me up when september ends” cantata dal suo autore, Billy Joe Armstrong dei Green Day. Le ultima a esibirsi sono Billy Eilish con una deliziosa versione del classico “Sunny” e Taylor Swift con “Soon you’ll be fine”. La sigla, “The Prayer”, coinvolge Gaga, Celine Dion, John Legend e Andrea Bocelli con un ampio inciso in lingua italiana così come nella versione originale scritta per “Quest for Camelot”. Sipario.

Dopo otto ore, sei caffé, cinque tisane e qualche lacrima, One World si chiude. Bisogna ammettere che niente come la musica e gli artisti sanno ricordarci che viviamo da privilegiati qualcosa che forse nemmeno meritiamo. In attesa di vaccini, cure e Fasi #2, indipendentemente da MeMe, furbetti, autocertificazioni e influencer, questi artisti ci hanno ricordato con immagini provenienti da ogni parte del pianeta che il momento è difficile, ed è condiviso. Nessuno è escluso. Il fatto che servano le tragedie a ricordarcelo è solo un ulteriore motivo di riflessione che magari servirà in futuro.