Coronavirus, le Regioni spingono per la riapertura il 4 maggio

In attesa che i numeri del Coronavirus si abbassino ancora di più, le Regioni progettano la riapertura il 4 maggio, data di scadenza del decreto del governo

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Nella giornata di lunedì dovrebbero essere discusse nuove riaperture attività lavorative (getty Images)

Sono giorni fondamentali per l’Italia, che sta progettando la fine del lockdown imposto dal governo il 9 marzo per il Coronavirus e il graduale ritorno alla normalità. La riapertura, se pure graduale, delle attività non è poi così lontana, ma ci sarà da capire come la task force guidata da Colao gestirà la cosiddetta “fase 2“. Ma la ripartenza sarà ponderata presumibilmente in base alle condizioni delle singole Regioni. Intanto 4 di esse sono concordi nel voler riaprire completamente tutte le attività lavorative.

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Coronavirus, verso la fase 2: le Regioni spingono per la riapertura il 4 maggio

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Luca Zaia (Getty Images)

In prima linea per la riapertura immediata delle attività lavorative c’è il Veneto, che già da qualche giorno aveva comunicato la sua posizione tramite le parole del governatore Luca Zaia. Il presidente leghista ha dichiarato che bisogna cercare di convivere con il Coronavirus e non tenere tutto chiuso e morire in attesa che sparisca del tutto. Secondo Zaia dal 4 maggio dovrebbero ripartire tutti gli esercizi commerciali, trasporti e uffici pubblici. Della stessa opinione è anche Alberto Cirio, a capo del Piemonte, convinto che si debba ricominciare a vivere la normalità, ma con le dovute precauzioni e senza abbassare la guardia.

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Anche la Sicilia di accoda su questo filone, forte di una situazione non drammatica come è stata nel Nord del Paese. D’accordo sulla riapertura anche la Lombardia, la Regione più colpita dall’epidemia dal punto di vista dei contagi e delle vittime provocate dal Covid-19. Il governatore Attilio Fontana, a SkyTg24, ha confermato di aver avuto un colloquio con il ministro degli affari regionali e delle autonomie Francesco Boccia sulla questione. Anche se l’ultima parola spetterà al governo.