Coronavirus, lo studio ribalta tutto: c’è un’età che rischia di più

Coronavirus, lo studio ribalta tutte le convizioni maturate fino ad ora. In Italia sono più a rischio i 45enni delle donne di 75 anni.

Coronavirus studio età
Coronavirus, uno studio ribalta tutto (Getty)

Coronavirus, lo studio pubblicato nelle ultime ore cambia molte delle idee che erano maturate fino ad oggi. Alla luce del numero maggio nei morti per Covid-19, i più a rischio sembravano gli over 70. In realtà gli italiani che fino ad oggi ma anche nel futuro possono contagiarsi più facilmente sono i 45enni.

Un prospetto dettagliato pubblicato da ‘Il Giornale’ conferma un dato diverso da quello che dicono i semplici numeri. La probabilità di finire in terapia intensiva è più alta in base al sesso e non all’età. Un uomo ha 5 volte in più di probabilità di finire in rianimazione a causa del Coronavirus rispetto ad una donna. Ma c’è di più: un maschio di 45 anni rischia decfisamente di più rispetto ad una settantacinquenne.

Questo non significa che la probabilità di decesso sia più alta negli uomini di mezza età. Ma certamente quando il governo dovrà analizzare come muovesi per uscire dal lockdown in Italia anche questi dati peseranno.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE >>> Coronavirus, il test per l’immunità al contagio parla italiano

Contagio da Coronavirus, i numeri delle probabilità nelle aziende italiane

Coronavirus case di riposo allarme
Coronavirus, i contagi colpiscono anche l’età media (Getty Images)

Lo studio, condotto da Logol ha analizzato i dati relativi ai decessi avvenuti in oltre mille comuni nelle prime tre settimane di marzo. E li ha messi a confronto con quelli avvenuti negli stessi Comuni, nello stesso periodo ma negli anni precedenti. Così è uscito fuori il numero dei decessi ‘imprevisti’, quelli fuori da una normale casistica.

Così è emerso, ad esempio, che il numero reale di positivi è decisamente superiore a quanto appare dai numeri ufficiali. In ogni caso la stima pari a 2 milioni di contagiati nella sola Lombardia è reale. Si allinea infatti a quanto stimato dall’Imperial College di Londra che prevedeva per l’Italia a fine marzo circa 6 milioni di positivi. Quindi in circolazione ci sarebbero molte persone portatrici del virus, soprattutto asintomatiche, ma che non lo sanno.

Con lo stesso modello matematico è stato condotto un altro studio. Analizza le probabilità di avere sul posto di lavoro del personale infetto la prossima settimana, in base al numero di dipendenti in un’azienda. Nelle ditte di Liguria e Piemonte con almeno 40 dipendenti, c’è la certezza che almeno un dipendente sia positivo. Per fare un esempio concreto, se un’impesa ha almeno 80 collaboratori a Cremona la possibilità di una positività è del 67,3%, a Lodi del 59,7% e a Genova del 41,7%,  

Al momento solo 47 province su 80 hanno una probabilità inferiore al 40% di avere almeno un collaboratore positivo al Covid-19. Quindi secondo i modelli statistrici, la parola d’ordine al momento non può ancora essere ‘apriamo tutto’. Ma piuttosto asxpettiamo che arrivino tempi migliori e che il rischio di contagio cali in maniera determinante.