Coronavirus, aumenta il rischio contagio nei centri d’accoglienza

Cresce la preoccupazione nei centri accoglienza. A causa del coronavirus aumenta il rischio contagio, così le associazioni chiedono aiuto a Mattarella

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Cresce il rischio contagi nei centri d’accoglienza (via Casa della Carità di Milano)

I centri d’accoglienza in Italia sono un bene specialmente per chi cerca un pò di compagnia, ma purtroppo a causa del Coronavirus, rischiano di convertirsi in veri e propri centri di morte. Ogni anno i centri d’accoglienza accolgono disabili e senza tetto, risultando un vero e proprio punto di riferimento per chi vive in condizioni precarie eppure oggi anche loro cercano l’assistenza dello Stato italiano.

Infatti negli ultimi giorni ben 130 associazioni di volontariato hanno chiesto supporto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Le associazioni hannoa vanzato una chiara richiesta a Mattarella ossia tamponi per ospiti ed operatori per evitare nuovi casi di contagi e piccolo focoloai fatali per altre persone. Tra i primi a firmare le richieste delle associazioni c’è stato Don Virginio Colmegna fondatore della Casa di Carità a Milano.

Coronavirus, rischio contagio: le associazioni aspettano risposte

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Le associazioni attendono risposte dalle regioni (via WebSource)

Tra le associazioni più attive nella richiesta di tamponi per i centri d’accoglienza, troviamo Federsolidarietà-Confcooperative, ossia un cooperativa di 300 associazioni tra Milano, Lodi e la Brianza. Il presidente della cooperativa, umberto Zandrini, ha riportato la richiesta alla regione, che però ancora deve fornirgli una rispsota chiara. Infatti come riporta Zandrini: “Abbiamo ricevuto solamente risposte vuote“.

Eppure le persone in condizioni precarie a Milano sono ben 12mila. A riportare il dato ci ha pensato proprio l’Istat, che attesta l’esercito di sfollati. Mentre invece secondo la Bocconi sono ben 3mila coloro che frequentano dei dormitori.

Massimo Gottardi, coordinatore di un centro accoglienza, ha affermato: “Da tempo chiediamo inutilmente i tamponi e nell’attesa ci siamo organizzati da soli“. Sempre Gottardi ha ricordato che da oramai un mese, chiunque entra nel centro deve lavarsi le mani con l’amuchina e farsi misurare la temperatura.  Gottardi ha infatti riportato che con molta probabilità i casi che si moltiplicano tra chi vive per strada, ricordando che la scorsa settimana ha fatto ricoverare una coppia che viveva in una barracca.

Così si intensifica la lotta delle associazioni, pronte a mettere al sicuro i centri d’accoglienza, dei veri e propri punti di riferimento per chi vive in condizioni di difficoltà.

L.P.

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