Crisi Coronavirus, l’Europa sposa il MES: cos’è e come funziona

Crisi Coronavirus, l’Europa ha deciso di salvarsi con il MES. Cos’è e come funziona il Fondo al quale dovrà attingere anche l’Italia

Decreto Conte Coronavirus
Il premier Conte e il ministro Gualtieri (Getty Images)

Crisi Coronavirus, l’Europa si affida al MES anche se la decisione deve essere ratificata dall’Eurogruppo nella riunione di questa sera. Ma ormai sembrano esserci pochi dubbi. La strada del Meccanismo Europeo di Stabilità (questo significa l’acronimo), meglio noto come Fondo salva-Stati, è l’unica percorribile. Quindi alla fie ha vinto la linea dettata da Angela Merkel che ha convinto anche gli oltranzisti olandesi.

Il MES dal 2012 ha sostituito il Fondo europeo di stabilità finanziaria ed è già venuto in soccorsi di stati come Spagna e Cipro ma soprattutto Grecia. Il principio di base, che vedremo meglio dopo, è quello dell’emissione di prestiti legati però a condizioni rigide. Queste possono portare anche a sanzioni pesanti per gli Stati che non ottemperano ai loro doveri.

Il capitale complessivo sottoscritto ad oggi è pari a 700 miliardi di euro, anche se gli stati membri hanno versato materialmente 80 miliardi di euro. Poco più di un quarto, il 27%, l’ha messo la Germania seguita dalla Francia e dall’Italia con il 18% perché la quota dipenda dal Pil del Paese. Quindi il nostro governo ha contriuito con 14 miliardi mentre il capitale sottoscritto attraverso garanzie (ancora da versare) tocca per l’Italia i 125 miliardi.

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Coronavirus, il MES per l’Italia significa un prestito da quasi 40 miliardi

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L’Eurogruppo per l’emergenza Coronavirus punta sul MES (Getty Images)

Come a dire che se adesso abbiamo bisogno del MES, in fondo ce lo siamo meritati contribuendo a crearlo. Ma come funziona materialmente il Fondo e l’erogazione dei prestiti? Lo Stato in difficoltà finanziaria, (e in questo caso saranno molti, fiaccati dal Coronavirus) presenta al Presidente del Consiglio dei governatori del fondo salva-Stati una richiesta di assistenza.

Quindi il MES chiede alla Commissione UE di valutare lo stato di solvibilità del Paese che ha chiesto aiuto e di determinare il suo fabbisogno finanziario. In seguito alla valutazione entro 7-10 giorni scattano i prestiti. Per poter aderire però una nazione non deve essere in procedura d’infrazione e avere un un deficit inferiore al 3% da almeno due anni. Inoltre un rapporto tra debito/PI e Pil sotto il 60%.

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Coronavirus, cosa comporta il MES in Italia? (Pixabay)

Quale sarà quindi il contributo del MES in Italia? Poco meno di 40 miliardi di euro e il debito dovrà essere ripianato entro massimo 10 anni. E proproi qui sta il problema, perché almeno fino ad oggi le condizioni sono state rigidissime. Lo dimostra quello che è successo alla Grecia, ad un passo dal fallimento di stato. Lì ad esempio già dal 2015 l’Iva è stata portata al 23% in tutti i servizi e sono state varate anche diverse privatizzazioni. Non è ancora chiaro come risonderà l’Italia e quali condizioni dovrà onorare. Ma quei soldi non saranno a fondo perduto.