Coronavirus, primo arresto per truffa allo stato: presi 15 milioni di euro

Arriva il primo arresto per truffa allo stato da Coronavirus. Fermato l’imprenditore Antonello Ieffi, aveva preso dallo stato ben 15 milioni di euro.

Coronavirus truffa
Primo arresto per truffa da Coronavirus (photo Gettyimages)

Anche una pandemia non feri furbetti italiani. Così c’è chi approfitta dell’emergenza da Coronavirus per compiere una truffa ai danni dello stato. E’ proprio il caso dell’imprenditore Antonello Ieffi, che è riuscito ad aggiudicarsi un appalto da ben 15 milioni per la fornitura di 24 milioni di mascherine.

La vittoria dell’appalto è valso anche l’arresto all’imprenditore di 42 anni. A compiere l’operazione ci ha pensato la Guardia di Finanza, che questa mattina ha messo le manette a Ieffi. L’indagine è stata svolta con tempi record dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Roma.

Le accuse che pendono sulla testa dell’imprenditore 42enne sono turbativa d’asta e inadempimento di contratto pubblico. Infatti Ieffi, una volta perso il primo appalto, stava organizzando una nuova società-fantasma, per vincere una nuova gara pubblica da oltre 64 milioni.

Secondo la Guardia di Finanza, Ieffi avrebbe giocato d’azzardo sulla sanità pubblica. Infatti il 12 marzo la società Biocrea (di cui il 42enne era il titolare fino al 19 febbraio) ha vinto la gara per la fornitura da 24 milioni di mascherino, per un importo di 15 milioni e 800.000 euro. Una volta vinta la gara è stato imposto l’obbligo di fornire i primi 3 milioni di esemplari entro 3 giorni dall’ordine. La data imposta dallo stato era il 16 marzo.

Coronavirus, truffa allo stato e carcere: le vicende di Antonello Ieffi

Coronavirus truffa
Scatta il carcere per Antonello Ieffi (via Guardia di Finanza)

Così una volta scattato il 16 marzo sono arrivate le prime sollecitazioni del Consip. Ieffi però non ha fornito l’attrezzatura richiesta ed ha iniziato ad accampare scuse. L’imprenditore ha comunicato allos tato che era pronto un volo dell’Asiana Cargo dall’aeroporto Guangzhou Baiyun a Malpensa.

La Consip ha poi constatato che la società venditrice era una ditta indiata. Il ritardo però è stato giustificato da Iezzi affermando che è sorta una non meglio precisata problematica legata all’importazione delle mascherine. Dopo varie indagini la Consip è riuscita a scoprire che dall’aeroporto di Guangzhou Baiyun non c’era tracce delle mascherine promesse.

Così il 20 marzo la Consip ha deciso di revocare l’appalto e successivamente ha sporto denuncia alla Procura di Roma. L’azione di Ieffi è stata così giudicata spregiudicata e temeraria. Il procuratore aggiunto, Paolo Ielo, indagando sulla vicenda ha scoperto moltri retroscena sull’azione del 42enne. Infatti Ieffi ha omesso di dichiarare che la Biocrea aveva alle spalle delle violazioni tributarie per oltre 150.000, che una volta emerse avrebbero automaticamente escluso dalla gara la società. Inoltre, secondo Ielo, due soci di Ieffi sarebbero già coinvolti per procedimenti per spaccio di stupefacenti e riciclaggio aggravato dal favoreggiamento alla mafia.

Così il giudice ha accusato l’indagato, affermando che ha partecipato alla gara “Senza avere ancora in mano impegni contrattuali idonei a garantirla nei tempi ristretti richiesti“. Successivamente, quindi, Ieffi avrebbe provato ad essere ammesso falsificando le carte. In seguito a tali accuse, la Corte ha deciso per le manette all’imprenditore 42enne, nonostante la tendenza a ridurre gli arresti a causa dell’emergenza da Coronavirus. Infine come ha spiegato il giudice, la scelta del carcere è dettata anche da un possibile inquinamento delle prove.

L.P.

Per rimanere sempre aggiornato sulla Cronaca, CLICCA QUI !