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Coronavirus, il test per l’immunità al contagio parla italiano ed è stato sviluppato al Policlinico San Matteo di Pavia

Coronavirus test Italia
Coronavirus, sviluppato in Italia il test per l’immunità (Getty Images)

Emergenza Coronavirus, il test per l’immunità al contagio è praticamente propnto e attende solo il via libera dagli esperti. Servirà a certificare l’immunità al Coronavirus e dovrebbe essere pronto entro fine aprile. O meglio, in teoria lo è già, perché gli studi sono già stati completati. Ma adesso sono state inoltrate le domande per ottenere il marchio CE e per l’autorizzazione all’uso da parte  della Food and Drug Administration statunitense.

A finanziare il progetto è sarà DiaSorin, gruppo italiano che lavora nel campo della diagnostica. E per questio progetto spoecifico si è appoggiato ad un’eccellenza come il Policlinico San Matteo di Pavia. In pratica questo nuovo test sierologico punta ad individuare quei soggetti già nfettati dal virus, ma la cui diagnosi non sia stata effettuata con l’esecuzione di un tampone o di un test di diagnostica molecolare.

Il test specifico potrà essere eseguito su una piattaforma chiamata  Liaison Xl. Consente la gestione automatizzata del processo diagnostico. E questo permette ai laboratori di liquidare fino a 170 campioni di pazienti ogni ora. In Italia attualmente ce ne sono già circa 500 su tutto territorio, per un capacità complessiva di 85.000 test all’ora. Il kit sarà disponibile già nei prossimi giorni ma potrà essere commercializzatosolo nelle settimane successive dopo il via libera in Europa e Stati Uniti.

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Coronavirus, il nuovo test italiano determinerà le persone immuni

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Coronavirus, il nuovo testa attende il via libera (Pixabay)

Il valore del test per l’immunità al Coronavirus è stato spiegato da Fabrizio Bonelli, direttore scientifico di DiaSorin. Dopo l’allarme generato dalla pamdemia, l’azienda ha lavorato su una soluzione di diagnostica molecolare realizzata in tempi record. Ma la ricerca è stata anche dedicata alla realizzazione di un test che fornisse una risposta precisa. Perché era necesario “condurre indagini epidemiologiche per stabilire la percentuale della popolazione esposta al virus, in assenza di una diagnosi eseguita con i test molecolari su tampone”.

Il valore di questo test è stato sottolineato anche dal professor Fausto Baldanti (virologo del Policlinico San Matteo Pavia) a Sky TG24: “Il suo utilizzo ci consentirà di ottenere due informazioni fondamentali: quanto il virus ha circolato e quante persone possono ritenersi immuni”. Una specie di carta d’identità che ovviamente però sarà basata solo sugli anticorpi in grado di bloccare il virus.

Utilizzando questo test sarà possibile stimare quale sia stata la circolazione del virus nella popolazione. Ma anche determinare se un soggetto sintomatico abbia o meno avuto un’esposizione. E poi c’è un altro aspetto che finora è stato poco considerato. Sarà infatti possibile “eseguire lo screening dei donatori di sangue convalescenti per la purificazione degli emoderivati. E verificare se una persona ha un certo grado di protezione”.

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