Coronavirus, il ricercatore: “Covid-19 come l’11 settembre, non finirà in estate” 

Coronavirus, l’impatto del Covid-19 sul mondo sarà come quello dell’attentato dell’11 settembre: parola di Alessandro Vespignani, esperto di epidemiologia computazionale. E i tempi non saranno come li stiamo immaginando. 

Coronavirus Emilia Romagna
(photo Gettyimages)

Coronavirus, i tempi sono destinati a dilatarsi più di quanto immaginato. Parola di Alessandro Vespignani, fisico informatico e direttore del «Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems» alla Northeastern University di Boston. Il professore, uno dei massimi esperti di epidemiologia computazionale, ne ha parlato ai microfoni del Corriere della Sera. 

Tuttavia, non mancano di certo anche le buone notizie come spiega il docente: “In ogni caso la curva dell’Italia è in frenata e sta cominciando la discesa, come si vede dai dati che arrivano dagli ospedali, dove si stanno liberando posti. E questa è la cosa importante”.

coronavirus alto adige
(archivio Getty)

Coronavirus, come sarà la vita dopo

Ma guai a rilassarsi soprattutto adesso: “Ho visto immagini di città affollate in questi giorni, magari dove il contagio non si è ancora diffuso. Sbagliato, non è il momento di rilassarsi. Dobbiamo, invece, insistere. Abbiamo davanti l’esempio della Cina. Lì il “lockdown” è durato tre mesi”. 

Secondo Vespignani, l’impatto che avrà il Covid-19 nel mondo sarà uguale a quello vissuto negli Stati Uniti dopo l’attentato dell’11 settembre: “Sì, sarà così. Per un lungo periodo, per esempio, viaggiare non sarà più come prima. Dobbiamo mettere in conto che prima di entrare in un altro Stato saremo costretti a fare la quarantena, a fornire determinate garanzie sanitarie e così via”. 

Potrebbe interessarti anche —-> Coronavirus, l’esperimento giapponese amplifica il contagio – VIDEO

Covid-19: i tempi per tornare alla normalità

Ecco perché, secondo il connazionale insediato in America, non ci sono margini per un parziale ritorno alla normalità già in estate: “Dobbiamo cominciare a dire agli italiani una verità scomoda. Mi rendo conto che è difficile farlo con un Paese praticamente in ginocchio, ma non possiamo illuderci di tornare alla completa normalità a giugno o a luglio. Queste sono le settimane in cui l’Italia deve dotarsi di un’infrastruttura di controllo che neanche immaginava fosse necessaria quattro settimane fa”. 

Per uscirne definitivamente, c’è un modello da seguire: “Qui l’esempio è quello della Corea del Sud. Dovremo essere in grado di mantenere le cautele necessarie di distanza sociale, ma soprattutto di tracciare i casi positivi, eseguire i test per isolare le possibili persone infettate. Occorre essere in grado di fare i tamponi porta a porta”.

Conferenza stampa del 4 aprile 2020 ore 18

🔴 Siamo in diretta dalla nostra sede per fare il punto sull'emergenza Coronavirus con il Capo Dipartimento Borrelli. Anche oggi sarà presente un'interprete LIS per la traduzione in lingua dei segni 👇

Pubblicato da Dipartimento Protezione Civile su Sabato 4 aprile 2020