Coronavirus, italiani all’estero: la situazione in Thailandia

Coronavirus, italiani all’estero: la situazione in Thailandia e nel Sud-Est asiatico. La difficoltà dei nostri connazionali a rimpatriare

Thailandia Coronavirus
Coronavirus, italiani all’estero: la situazione in Thailandia (Foto: Getty)

La Thailandia ha vissuto in questa crisi pandemica internazionale una doppia fase. La prima legata allo scoppio dei contagi a Wuhan, con il blocco dei collegamenti con la Cina e il contenimento della diffusione del coronavirus. La seconda, gestita meno bene, con le infezioni provenienti dai turisti europei che hanno fatto impennare il numero di casi a circa 2.000.

A fine gennaio, quando ancora il Covid-19 era un lontano spauracchio per le nazioni europee, a Bangkok già si viveva un clima di preoccupazione, considerato l’alto grado di interconnessione, commerciale e turistica, con la vicina Repubblica Popolare. Lo stop dei voli provenienti dalla regione dello Hubei, e successivamente dalla Corea (secondo focolaio in ordine temporale) avevano tranquillizzato il Governo del Regno, in grado di contenere il numero di contagiati sotto quota 500. In più, come ampiamente diffuso attraverso i media internazionali, la Thailandia era stato il primo Paese a sperimentare la cura attraverso farmaci retrovirali abbinati ad anti influenzali. Fino ai primi di marzo si registrava un solo decesso, con la maggior parte dei malati in grado di curarsi presso la propria abitazione e con rarissime eccezioni in terapia intensiva.

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Coronavirus, italiani all’estero: la situazione in Thailandia

Voli Thailandia coronavirus
Coronavirus, italiani all’estero: la situazione in Thailandia (Foto: Getty)

Quando in Italia e a seguire il resto d’Europa, hanno iniziato a prendere coscienza della gravità del patogeno SarsCov2, Bangkok viveva ancora come un’isola parzialmente felice. Nessuna limitazione interna, possibilità di spostarsi nel Paese e nei lidi confinanti, ospedali senza affollamenti. L’unico campanello d’allarme era il calo massiccio del turismo, orientale e occidentale, con le strutture terziarie che hanno iniziato ad andare in sofferenza economica.

L’eco di quanto stava accadendo in italia, ha portato ai primi provvedimenti. A marzo il capo del Governo, il Generale Prayut Chan-o-cha, ha sospeso l’esenzione del visto per italiani, iraniani, coreani e cinesi. Per chi arrivava dal nostro Paese infatti, era da sempre garantito un permesso di soggiorno di 30 giorni senza bisogno di documentazione. A questo si è ben presto aggiunta la richiesta di una certificazione medica attestante la mancanza di contagio da Covid-19. Queste misure sono state estese poco dopo anche agli altri paesi europei e agli Stati Uniti, fino ad arrivare alla fine del mese scorso, alla totale chiusura dei confini nazionali. Gli ultimi a poter entrare erano stati i cittadini russi che godevano di accordi privilegiati del proprio ministero degli Esteri.

Coronavirus, la situazione degli italiani in Thailandia

Fuga italiani Thailandia
Coronavirus, la situazione degli italiani in Thailandia (Foto: Getty)

Il primo caso della seconda ondata di contagi di coronavirus in Thailandia sarebbe stato un ragazzo italiano, proveniente dal Nord, durante un evento di Thai-boxe a Bangkok. Eravamo all’incirca alla metà di marzo. Attualmente, ai primi di aprile il numero totale di infezioni è di 1.978 con 19 vittime.

Il Governo militare ha deciso di inasprire le regole contenitive, chiudendo tutti i negozi non essenziali (eccezion fatta per farmacie e generi alimentari), centri commerciali, palestre, massaggi, discoteche, bar, etc.. I ristoranti possono operare solo attraverso il take away e fino alle ore 22. E’ stato introdotto dal 3 aprile il coprifuoco dalle 22 alle 4 (può variare in base alle province interne) e l’obbligo di indossare le mascherine nei luoghi affollati. Quello che sembrava un buon posto per evitare la quarantena italiana si è ben presto trasformato in un boomerang.

I moltissimi cittadini italiani, tra residenti e turisti, che si trovano sul territorio thailandese, hanno provato a correre ai ripari cercando un volo per tornare a casa. Qui si è aperto però un altro caso internazionale.

Molti collegamenti con l’Europa sono stati sospesi a data da destinarsi per il blocco imposto dai vettori aerei. Compagnie come la Kuwait Airways, l’El Al, l’Aeroflot, l’Emirates, la Lufthansa e ovviamente la Thai Airways, hanno cancellato i propri voli per Milano e Roma, anche attraverso transiti. Di conseguenza diversi nostri connazionali sono stati spinti a prolungare la loro permanenza asiatica. L’ambasciata italiana ha fornito, in accordo con gli uffici dell’immigration locale, un documento di certificazione consolare che consente di estendere di 30 giorni il proprio visto. A quanto pare se l’emergenza non dovesse cessare si potrebbe ottenere un estensione sino al 30 giugno.

Il rientro in Italia: come fare

Il problema è soprattutto legato a chi era venuto per una vacanza o per un periodo limitato di tempo. Ora dovendo fare i conti con ristrettezze economiche è costretto a dover tornare il prima possibile. Attraverso siti di agenzie viaggio online è possibile ancora trovare opzioni di volo. Ad esempio la Qatar Airways effettua tratte verso il nostro Paese, ma i prezzi sono lievitati dell’80%.

Al momento la Farnesina non ha predisposto nessun collegamento speciale per riportare i nostri connazionali fermi nel Sud Est asiatico. Si perchè anche nelle limitrofe Laos e Cambogia la situazione è praticamente identica con, se possibile, ancor più difficoltà negli spostamenti interni.

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