In Turkmenistan è vietato pronunciare la parola “Coronavirus”

Una legge senza precedenti quella varata nello Stato autoritario dell’Asia centrale: in Turkmenistan è stato vietato l’uso della parola Coronavirus.

Presidente Turkmenistan Gurbanguly Berdymukhamedov
Presidente Turkmenistan Gurbanguly Berdymukhamedov (photo Gettyimages)

La parola “Coronavirus” è stata letteralmente cancellata dal vocabolario dei media in Turkmenistan. Come riporta SKytg24, lo Stato asiatico ha vietato ai giornalisti l’utilizzo di questa parola. Le autorità hanno cancellato il vocabolo anche dalle brochure di informazione che gli enti consegnavano di volta in volta alla popolazione. Lo stato ha deciso di sostituire il vocabolo “Coronavirus” col più generico “infezione” o “malattia”. Si tratta di una legge senza precedenti, quella imposta dal Turkmenistan che priva dunque tutti i media statali l’utilizzo del vocabolo. Ma non è tutto. In base a quanto si legge da Skytg24, alcuni corrispondenti dell’emittente Radio Free Europe hanno testimoniato che nella capitale Asgabat, gli agenti di polizia in borghese hanno disperso gruppi di persone riuniti per parlare dell’epidemia. Gli stessi agenti, come informa la radio, hanno ora anche il potere di arrestare chi indossa la mascherina protettiva in pubblico.

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Turkmenistan: perché le censure sul Coronavirus?

Gurbanguly Berdymukhamedov
Gurbanguly Berdymukhamedov (photo Gettyimages)

Quello che traspare dalle improbabili scelte delle autorità asiatiche è una mancanza di trasparenza su quanto sta effettivamente avvenendo in tutto il mondo. Come riporta Skytg24, un altro dato che rispecchia questa totale mancanza di trasparenza, dovuto alle scelte di censura, è caratterizzato dal numero di contagiati che riporta il Paese: nemmeno uno. Se si pensa che i paesi confinanti dell’Uzbekistan, del Kazakistan e dell’Afghanistan hanno registrato almeno qualche decina di contagiati tra i loro cittadini, è quanto mai improbabile che il Turkmenistan sia rimasto immune alla pandemia del Coronavirus. Ad ogni modo, al netto di numeri registrati, le scelte del governo fanno riflettere sull’effettiva trasparenza mediatica. L’impossibilità, da parte dei media, di pronunciare la parola Coronavirus, sommata all’arresto di chi porta la mascherina in pubblico sono notizie veramente allarmanti.

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