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Mascherine Coronavirus introvabili oppure a prezzzi esorbitanti? La solouzione è riutilizzarle più volte, a patto che siano sterilizzate a dovere

mascherine coronavirus riutilizzabili
Mascherine riutrilizzabili, ecco come fare (Getty Images)

Mascherine Coronavirus introvabili, oppure costano troppo? Un problema in più, anche perché andrebbero cambiate tutti i giorni, se no altrimenti non servono a niente. Ma i rifornimenti nelle farmacie e nei presidi autorizzati tardano. E allora una farmacista con un video tutorial spiega come sanificarle per poterle riutilizzare.

Come farlo direttamente a casa? In realtà è abbastanza semplice. Servono alcol rosso denaturato, un contenitore di quelli per cibo (alto ed ermetico con coperchio), oppure una pentola con coperchio. Il primo passo è quello di versare un po’ di alcol sul fondo, senza esagerare perché la mascherina non deve bagnarsi.

Poi bisogna legare la mascherina, per piatto, sul coperchio del contenitore o della pentola, in modo che rimanga ferma.Quindi si chiude il coperchio, in modo che l’alcol evaporando sanifichi natiralmente la mascherina. Va tenuta da un minimo di 23 ore ad un massimo di 4 ore, non di più. Così avrete a dispopsizione una mascherina protettiva ed efficiente, a costo quasi zero.

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Mascherine prodotte in Italia, diverse aziende sono state riconvertite

Intanto però l’Italia è mobilitata per sopperire alla carenza delle mascherine, anche grazie al fondo da 50 milioni stanziato dal governo. Così sono molte le fabbriche che hanno convertito temporaneamente la loro produzuione. Come la Lamborghini nello storico stabilimento di Sant’Agata Bolognese. Alcuni reparti da oggi sono dedicati solo alla produzione di mascherine chirurgiche e visiere protettive mediche.

Tutti strumenti di sicurezza che saranno consegnati al Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, in prima fila nella lotta alla pandemia di Covid-19. E oltre alle mascherine, sono in produzione anche 200 pezzi al giorno di visiere protettive mediche in policarbonato. Per realizzarle Lamborghini utilizza le stampanti 3D già presenti all’interno dello stabilimento di produzione compositi e presso il reparto di Ricerca e Sviluppo

Come ha spiegato il Commissario all’ermegenza Coronavirus, Domenico Arcuri, l’obiettivo è quello di diventare in fretta autosufficienti. Così almeno 25 aziende della moda produrranno mascherine chirurgiche per arrivare a 700mila al giorno dalla prossima settimana successiva. Ma si sono già attivati anche
diversi istituti penitenziari, come quelli della Campania. Le prime 200 mascherine prodotte nelle sartorie di alcune carceri della regione, sono state consegnate all’Università Federico II di Napoli.

 

 

 

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